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LA
POESIA D'AMORE
La donna di Zi’ Tore il droghiere mi fermò mentre camminavo per strada con le mani nelle tasche e le tasche nella giacca di un simpatico turista tedesco, e con il tipico sorriso beota della femmina che cerca di accattivarsi la benevolenza di un uomo che lei reputa molto migliore del suo mi chiese: “Me la scrivi una bella poesia d’amore nonsense?”
Là per là ho risposto in modo vago, perché con la mente vagavo già verso metà inesplorate e canticchiavo al contempo il motivetto della pubblicità regresso “Se esco metto il casco, così se casco me ne infischio”, e poi è fuor di dubbio che chi non muore si rivede, ma solo se non si nasconde dietro gli alberi quando ti incrocia per strada. Adesso, tuttavia, mi rendo conto che è difficile scrivere una poesia d’amore nonsense, e questo per una serie di motivi che elenco ordinatamente nell’ordine che capita: a) l’amore è di per sé il miglior nonsense che sia mai stato scritto; b-h) stesso di a); i) avverto un leggero languore mitralico all’altezza del femore; l-m) l’autostrada Napoli-Caserta sarà bloccata per lavori di rifacimento del manto stradale dalle 21.00 di oggi fino alle 13.00 di ieri; n-s) e se provassimo a rammendare il buco dell’ozono con ago e cotone?; t-v) ...; z) alle Olimpiadi l’importante è partecipare, tanto con tutto quello che ti pagano perchè ti sfiacchisci a vincere?
Preso da queste profonde considerazioni psico-filoso-biodegrado-etico-etilico-logiche mi addormentai proprio mentre fuori cominciavano a venir giù dal cielo grossi orsacchiotti di peluche bianchi e blu, e recanti simpatiche scritte kazzimmose, del tipo: “Non realizzerai mai neanche uno dei tuoi sogni”, oppure “Quella che ti è caduta in testa stamattina non era acqua” per finire con “Sono la cosa migliore che ti capiterà per i prossimi 20 anni...” e “...dopo muori”.
Mi risvegliò l’insopportabile fragore del silenzio, almeno così credetti. Pochi minuti e un’occhiata alle lenzuola sfatte e sudate mi convinse che a svegliarmi, invece, era stato un pesante volume di sociologia comparata intitolato “L’avvocato che c’è in ogni idraulico” che mi era caduto proprio in testa, spaccandomi il labbro inferiore, ammaccandomi il naso e provocandomi una vistosa cicatrice sullo zaino ancora pieno della sabbia del mare di quando andammo al lido Scalzone 6 anni fa con Peppe il meccanico e la sua fidanzata superdotata di 120 kg di peso e altrettanti cm di diametro, che aveva addosso un sobrio costumino color giallo-marrone con cinghia lilla e foulard verde e Peppe la chiamava affettuosamente “il mio cubo di Rubik”. Non so se fu quel ricordo a sciogliere nelle mie sinapsi la leggera brezza di agosto, o l’arbitraggio scandaloso della finale del torneo di Scala 40 della casa di riposo “Il vecchio bacucco” a indignarmi oltremodo, fatto sta che mi sedetti con pinguedine alla scrivania, e dopo due minuti avevo preparato una bella poesia d’amore nonsense per la donna di Zi’ Tore, costituita da circa un verso, questo: “Se l’amore fosse una benedizione, Dio non sarebbe single.”
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Davide Zingone 2004. Tutti i diritti sono riservati.
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