VIAGGIO AL CENTRO (STORICO?) DI NAPOLI

 

I ghirigori del traffico giù in città erano impazziti perché l’art designer giapponese che li stava disegnando aveva spezzato la punta della matita. A bordo del nostro otto volante eravamo nel totale disorientamento: cercammo un punto di riferimento, ma trovammo una virgola di smarrimento ed un parcheggiatore abusivo di 37 anni. Pagati il parcheggio, l’una tantum vista mare, il ticket sulle scimmie ammaestrate che cantano ‘O Sole Mio e una mazzetta a piacere per il caffè, l’otto volante era diventato ormai un tre e trequarti e facemmo il resto della passeggiata a piedi. Un autobus di turisti si domandava attonito chi avesse spostato il Colosseo da Piazza del Plebiscito per sostituirlo con bancarelle che vendevano pulcinella di legno, tracchi e taralli. A via Toledo ‘O Sarracino faceva il pirata con cd e dvd, mentre due mattoni trafugati nottetempo dal Parco Naturale del Vesuvio aspettavano dietro un bancomat che qualcuno li prelevasse. Davanti alla banca della Pigna Secca i vecchietti sulle sedie a rotelle motorizzate scippavano ai giovani gli assegni di disoccupazione. A Piazza Dante i Pupi Siciliani stavano rappresentando un’opera post-decostruzionista: “L’Orlando depresso e l’orda dei vichinghi disoccupati”. Alla fine il capo dei vichinghi calò un full di jack e vinse la partita e la posta in palio, ma non sapendo cosa farsene di cartoline e raccomandate, le gettò in aria come volantini elettorali. Intanto, a Piazza S.Domenico il Cristo Velato giocava placidamente a scacchi con il dio Nilo, mentre dall’obelisco scendevano alcuni ragni depilati di fresco, legati a un filo di speranza. A Mezzocannone una ragazza correva all’università con gli appunti di “Storia del movimento involontario dell’oboe nano”. In una pizzeria di Piazza del Gesù si domandavano se la sfogliatella fosse un valore universale e se la tecnica mnemonica applicata alla mozzarella di bufala fosse un deterrente alla salvaguardia dell’ecosistema dei Quartieri Spagnoli o fosse piuttosto necessaria una conferenza sul tema dell’appartenenza, dell’umana sopravvivenza, del vivere con una donna o senza, e per verificare con la massima urgenza se è vero che dove c’è gusto non c’è perdenza. A S.Biagio dei Librai i politici giocavano a pallone con i pastori dei presepi. Fu a quel punto che perdemmo il bandolo della matassa, ma lo ritrovammo due vicoli dopo che giocava a rimpiattino con un gattone nero, sotto un cielo pezzato di panni stesi ad asciugare. 


Davide Zingone