| NORMAN LEWIS
Napoli ‘44 Adelphi Edizioni pp.244 Euro 13,00
|
![]() |
L’Autore, inglese, appartenente alla Field Security, ci descrive in questo diario, che va dall’8 settembre 1943 al 24 ottobre del 1944, tutto ciò cha ebbe modo di vedere, vivere e capire durante il suo soggiorno in Napoli.
In data 11 settembre leggiamo:” Stasera, mentre ci mettevamo in coda per il rancio, alcuni americani della 45a Divisione ci hanno detto di aver ricevuto dai loro ufficiali l’ordine di non fare prigionieri tedeschi e anzi di finire col calcio del fucile quelli che tentano di arrendersi. Stento a crederlo.”
Il 6 ottobre scrive:” A prima vista Napoli, col tipo di lavoro che probabilmente ci riserva, sembra poco attraente, in confronto al Nordafrica. I giorni delle scorribande sulle montagne della Cabila per incontrare i caid ribelli e i santoni che controllano le tribù, e delle discussioni segrete nel roseto dei Giardini di Palazzo a Tunisi, sono finiti per sempre. La vita qui, in confronto, promette di essere faticosa, a volta prosaica, e oppressa dalla routine. Tutt’intorno a Napoli ci sono decine di unità militari intenzionate a impiegare civili italiani, e ci toccherà controllarli uno per uno in quanto rappresentano un rischio per la sicurezza. Nulla di più facile. Lo Stato di polizia fascista sorvegliava da vicino le attività di tutti i suoi cittadini, e noi ne abbiamo ereditato i vasti archivi all’ultimo piano della Questura.”
Un altro passo del 10 ottobre ci documenta lo stato di disagio esistenziale in cui versava la popolazione : “ I nostri visitatori sono disposti a lavorare per noi per pura e disinteressata devozione alla causa alleata. Sono quasi tutti liberi professionisti, e ci consegnano biglietti da visita con stampato a belle lettere il titolo di Avvocato, Dottore, Ingegnere o Professore. Tutti hanno modi dignitosissimi, alcuni addirittura solenni, e parlano con voce bassa da cospiratori. E’ venuto anche un prete, che ci ha consegnato una manciata di denunce e ci ha chiesto l’autorizzazione a portare una pistola. Sono questi i personaggi, spesso squallidi e ambigui, su cui dobbiamo fare affidamento. Prima li si chiamava col loro vero nome, adesso sono ufficialmente “informatori”, e sta prendendo piede una tendenza eufemistica a trasformarli in “contatti”.”
In un altro leggiamo:” Il mio migliore acquisto, fra i contatti civili di questi primi giorni, è Vincente Lattarulo, un uomo che conosce a fondo usi e costumi di Napoli.
La prima volta che gli è stato chiesto perché mai si fosse rivolto a noi, ha risposto secco, in un sussurro:” Sono spinto dalla passione per la giustizia” e dicendo questo è parso vacillare. In seguito si è capito che questo signore distinto, dall’aspetto fragile, che a volte si fermava nel mezzo di una frase e barcollava leggermente, come sul punto di svenire, voleva denunciare l’operato di un ufficiale americano addetto alle requisizioni, ce se ne va in giro offrendo per cento lire agli italiani in possesso di un’auto la garanzia che non verrà confiscata. Gli abbiamo detto che non potevamo farci assolutamente nulla.”
Riportiamo, dal testo,una lettera di un genitore indirizzata all’Autore:
“ Signore,
quando Vostra Eccellenza ha avuto la bontà di farci visita mi sono reso conto, dal modo in cui la guardavate, che mia figlia ha fatto su di Voi una buona impressione.
Come sapete, la ragazza è senza madre, e non mangia da parecchi giorni. Non avendo un lavoro, io non posso provvedere al sostentamento della mia famiglia. Se siete in grado di garantirle un pasto abbondate al giorno, sarò felicissimo che rimanga con Voi, e forse, potremo raggiungere, a tempo debito, un accordo soddisfacente per entrambi.”
Il libro è pieno di episodi di vita reale e quotidiana e rappresenta un documento storico di enorme significato e di interessante rilievo.
“ Dopo pranzo Lattarulo ha spiegato la ragione di quell’incontro. Mi ha detto di essere entrato a far parte di un’organizzazione separatista, dalla quale Visco era uno dei capi, che si prefiggeva la restaurazione del Regno delle due Sicilie. Visco ha quindi esposto filosofia e scopi del suo movimento. L’Italia del Sud e la Sicilia, secondo lui, formano un’unità culturale ed economica, che prospera solo con l’unione politica. I governi del Nord le hanno invece sempre sottovalutate, considerandole aree endemicamente arretrate, di un qualche valore solo come fonti di manodopera e di risorse alimentari a buon mercato. Non potevo dargli torto. Di fatto – il Sud è in pratica una colonia del Nord industrializzato.”
Il 5 gennaio viene annotato che “ I poliziotti qui come altrove, sono corrotti, e non potrebbe essere altrimenti visto lo stipendio con cui si pretende che vivano. Il capo della Polizia di una qualsiasi cittadina – di norma un graduato che si pavoneggia bardato da generale – percepisce l’equivalente, tenuto conto della svalutazione della moneta, di tre sterline alla settimana.”
Molto indicativo ci sembra questo scorcio del diario del 19 gennaio di un interrogatorio di un imputato di furto di merce militare: “ Con rispetto parlando, Vostro Onore, ha detto che per lui americani e tedeschi sono uguali. Ci hanno fottuto tutti e due.”
Un’ altra dolente nota la leggiamo nel diario del 13 marzo:” La guerra al mercato nero viene condotta con soprassalti di ferocia, ma ne cadono vittima sempre e soltanto quelli che non hanno le spalle coperte da qualcuno, o che non possono pagare per cavarsi d’impiccio. Intere stive di rifornimento militari si dissolvono nel nulla, e ogni civile italiano che abbia un po’ di soldi può comprarsi articoli di quella provenienza.”
E nella pagina del 15 aprile scrive: “ Gli italiani del Sud , come gli africani, vivono di pane e olio d’oliva. Oggi il pane che si compra al mercato nero, fatto con farina nera di cattiva qualità, costa centosessanta lire al chilo. A Londra con u quattro scellini si comprano tante pagnotte quante con seicento lire al mercato nero di Napoli. L’olio d’oliva costa quattrocentocinquanta lire al litro, le uova trenta lire l’una, e il sale non si trova, a nessun prezzo.
Alla luce di questi dati, sembra incredibile che i napoletani abbiano la forza non dico di lavorare, ma di reggersi in piedi, e che anzi non li si veda morire di fame per la strada.”
In un altro passo del 24 luglio leggiamo:” Trecentomila napoletani abitano nei bassi. In un basso della Vicaria, due metriquadrati possono alloggiare anche tre persone. E’ lì che molte prostitute portano i loro clienti. Quando entrano, è facile che nella stanza ci siano altri occupanti – magari un vecchio costretto a letto e sistemato su una brandina contro la parete – che non possono andare altrove. In tal caso non fanno che voltarsi contro il muro. A Napoli ci si arrangia sempre nel modo più civile possibile.”
Il Diario non comprende opinioni proprie dell’Autore, ma soltanto episodi ed eventi vissuti. Sotto questo aspetto, esso è asettico e ritrae le condizioni in cui si è venuta a trovare una popolazione già logorata da atavici disservizi e dalla mancanza di ogni forma di assistenza sociale ed amministrativa. Ancora una volta,però, Napoli è riuscita a rialzarsi ed a cercare, con ogni mezzo, di sopravvivere. In questo diario la popolazione ne esce fortificata e dimostra di essere più avveduta ed intelligente di quelle classi rappresentative che credono,illudendosi, di poter strumentalizzare un popolo.
Daniela Venga