
I gialli della Todaro Editore
Mazzotta e Scepi, le infinite sfumature del giallo
di Monica Florio
Non c'è genere letterario al momento più esplorato del giallo, vero banco di prova con cui sempre più scrittori, anche partenopei, decidono di misurarsi. A testimonianza della sua vitalità segnaliamo l'uscita per la Todaro Editore, nella collana "Impronte" diretta da Tecla Dozio, di "La morte viene dal mare" di Luciana Scepi e "L'avvocato del diavolo" di Ugo Mazzotta. Si tratta di due romanzi dalla struttura classica, accomunati da una volontà di denuncia sociale che li rende più di un mero divertissement.
In "L'avvocato del diavolo", quarto capitolo della serie di inchieste del commissario Andrea Prisco, viene affrontata una tematica ostica quale l'usura con la relativa messa in scena di un universo popolato di vittime, mediatori ed estorsori. Nell'efficace incipit, un usuraio con problemi alla prostata, che poi è il fantomatico avvocato del diavolo, viene ucciso nel gabinetto di una stazione di servizio.
Misurato come sempre, Mazzotta sa cogliere l'oscenità della morte, trasmettendo al lettore la sensazione di orrore al cospetto dei cadaveri gonfi e putrefatti, trattati dai vivi senza più pietà né rispetto, quasi fossero solo degli oggetti ingombranti. Forte di un intreccio solido e plausibile, il romanzo dello scrittore napoletano, di professione medico legale, esibisce qualche concessione al dialetto in più rispetto alle prove precedenti ed è caratterizzato da una scrittura immediata, quasi visiva che lo rende ideale per una trasposizione sul piccolo schermo (non a caso, Mazzotta ha collaborato alla preparazione della quarta stagione della serie tv "RIS - Delitti Imperfetti"). Sia pure marginalmente, fa capolino nel libro anche la camorra con i suoi loschi traffici che il pregiudicato Sesto dirige dal carcere in cui è rinchiuso; la stessa acquista maggior rilievo in "La morte viene dal mare" accanto, però, ad altre piaghe sociali quali la droga, la pedofilia, la questione ambientale e l'immigrazione clandestina.
A differenza di Mazzotta che ambienta le sue storie nelle sperdute montagne abbruzzesi, la Scepi sceglie una location estiva, Borgomarino, nelle cui acque inquinate viene rinvenuto il cadavere di Gaetano Martino, morto per strangolamento. Nel piccolo paesino campano dove persino i membri delle forze dell'Ordine mentono, tutti appaiono corrotti, in particolare le figure maschili: dalla vittima a Tancredi, cocainomane dai mille vizi, fino al giornalista della gazzetta locale.
Rilevante il peso dato all'elemento sentimentale. Si allude alle difficoltà della vita di coppia anche attraverso le vicissitudini del protagonista Filippo Buonocore, maresciallo troppo preso dal lavoro anche quando è in vacanza.
Avvalendosi di una prosa asciutta ed essenziale, la Scepi non rinuncia alle citazioni (Montalbano) dipingendo una femme-fatale quale Giovanna Conturso, detta la Sirena, degna delle dark ladies dei classici del genere.
Per saperne di più:
Ugo Mazzotta ha pubblicato i romanzi “Il segreto di pulcinella”, “Commissariato di polizia La bella Napoli”, “Indagine Privata” e la raccolta di racconti “La moglie del pittore”, tutti con il personaggio del commissario Prisco.
Luciana Scepi, insegnante, ha pubblicato nel 2001 il romanzo "Un affare di famiglia". Fondatrice del gruppo Napolinoir, ha collaborato con "Il Cittadino di Napoli" e con "Il Tempo" di Roma.