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POSEIDONIA-PAESTUM: antiche tracce di due civiltà

note a cura di Irene Quaresima

Intorno al IX secolo a.C. il carattere peculiare della storia politica della Grecia è sicuramente quello spostamento migratorio che interessa vaste aree del Mediterraneo, noto come prima colonizzazione. L’Italia Meridionale, che assunse il nome di Magna Grecia, fu interessata da questo fenomeno, come attestano i numerosi reperti archeologici. Paestum, cui al momento della fondazione venne dato il toponimo Poseidonia, si colloca tra le diverse colonie fondate dalla civiltà ellenica, a causa di un forte incremento demografico, che esercitava pressioni sulla produzione agricola, non più in grado di soddisfare la popolazione in crescita. Il nome Poseidonia (o Posidonia) deriva dal dio greco Posidone, che aveva come sfera di influenza il mare, e la cui immagine era raffigurata nelle monete in uso nella città. Fondata intorno al 600 a.C. , come filiazione della colonia greca di Sibari, sulla costa ionica, Poseidonia venne conquistata dai Lucani alla fine del V secolo a.C. e nel 273 a.C. fu trasformata in colonia latina, poiché la Magna Grecia era entrata nella sfera di influenza romana durante le guerre sannitiche. (I guerra sannitica: 343 a.C.-341a.C.; II guerra sannitica 326 a.C.-304 a.C.; III guerra sannitica 298 a.C.).Nel 290 a.C. era iniziata una rapida e profonda romanizzazione della Campania e dell’Italia Meridionale in genere , tale che gran parte delle città vennero convertite da colonie greche a colonie romane, e Poseidonia fu una tra le tante interessate da questo cambiamento, tuttavia alla città venne modificato il nome, che da Poseidonia divenne Paestum, di origina sannitica, e l’impianto urbanistico.Alla struttura greca, che si era mantenuta durante l’occupazione lucana, vennero sovrapposti, infatti, nuovi edifici sul modello di Roma: fu abbandonata l’agorà, il centro economico e politico delle città greche, e fu creata, poco lontano, la piazza del foro, intorno alla quale vennero progressivamente edificate costruzioni civili e religiose. Sul lato nord venne costruito il comitium, una struttura a pianta circolare dove si riuniva l’assemblea della città, e ad esso venne presto affiancato il capitolium, il tempio del culto di Stato, comune a tutte le colonie romane. Sul lato meridionale furono costruiti il macellum, il mercato alimentare, e la basilica, ovvero il luogo in cui si amministrava la giustizia e si trattavano gli affari; accanto alla basilica sorge il tempio di Nettuno, probabilmente del 460 a.C. In quest’area è stata ritrovata una statua di bronzo, raffigurante il sileno Marsia, considerata la divinità protettrice delle città libere, quindi colonie non soggette al pagamento di un tributo. La statua risale probabilmente alla prima metà del III secolo a.C. ed è conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Paestum, mentre nel Museo Nazionale di Napoli si trova l’affresco di una tomba dipinta, datata intorno alla fine del IV secolo a.C., su cui sono rappresentati alcuni guerrieri sanniti in marcia, vestiti con i loro armamenti caratteristici: caschi di cuoio adorni di penne o corna, scudo rotondo e giavellotto (pilum); quest’ultimo divenne l’armamento offensivo tipico dei legionari romani.

Nota bibliografica:

  • Manacorda, Pucci “Storia Antica”, volumi I e II, Zanichelli.
  • GE 20, De Agostini (1977):

Vol. XV, voce Posidone ;

Vol. XIV, voce Paestum.

 

Irene Quaresima - settembre 2002

 

"PAESTUM, 15 AGOSTO" di Irene Quaresima

 

Guidati dal vento

sfumano gli applausi

ubriachi di suoni

e di parole in vernacolo.

Le onde scorrono a riva

come il velo di una sposa

e una preghiera si leva,

come se una donna fosse attesa,

come se un uomo fosse pronto

a scioglierle i sandali,

a toglierle la veste,

a lasciare che il dialetto

penetri le forme,

i contorni,

le ombre,

lasciandosi guidare

ognuno nel corpo dell’altro.

La giostra pirotecnica

accende il linguaggio dei colori:

si avvicinano,

si alternano,

quasi si confondono.

Colate di luce

abbandonano il cielo:

scintille che muoiono sul mare.

Poi il silenzio.

Finisce di bruciare

il fuoco acceso sulla sabbia:

il calore si dissolve.

Il timido abbraccio del respiro umano

stenta a nascere.