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"Napoli sostenibile"

a cura di Irene Quaresima
"Napoli
sostenibile", appartiene alla collana Meridiana, Rivista di
Storia e Scienze sociali, pubblicata dalla casa editrice Donzelli,
con la finalità specifica di divulgare la cultura dell'Italia
Meridionale in tutti i suoi aspetti, valutati attraverso la
ricostruzione storiografica.
Il
volume 42, pubblicato nel settembre 2002, deriva da un ampio
dibattito che ruota intorno al concetto di 'sostenibilità ', che
assume per ogni autore intervenuto un valore diverso e talvolta
personale.
Alcuni
dei saggi pubblicati rappresentano l'esito del convegno progettato e
organizzato a Napoli, nel Dicembre 2001, da Gabriella Corona,
ricercatrice presso l'Istituto di storia economica del Mezzogiorno
del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli (CNR).
Lei
stessa nelle pagine introduttive espone le ragioni per cui la città
di Napoli può essere valutata attraverso le categorie della
sostenibilità: una sostenibilità urbana, sociale, economica.
Questo perché, spiega Gabriella Corona,fin dalle origini Napoli ha
avuto con le zone circostanti un rapporto di dipendenza ed ha
fondato le sue stesse attività su un sistema di flussi di entrata e
di uscita, che le permetteva di metabolizzare risorse ed energia,
evitando che queste rimanessero inutilizzate.
Napoli,
quindi, può essere presa come figura emblematica della sostenibilità
proprio per quel particolare rapporto che la legava alle zone
coltivate che aveva intorno, le zone della Campania Felix, note
proprio per le loro origini vulcaniche, che le hanno rese fertili e
adatte alle attività agricole.
In
sostanza la città produceva rifiuti e deiezioni che venivano
utilizzati dalle campagne, le quali, a loro volta rifornivano il
centro abitato dei loro prodotti. Oggi, diversamente, i rifiuti non
vengono riabilitati nella catena produttiva, ma gettati nel mare,
nei fiumi, nell'ambiente, e sono all'origine del mutamento degli
ecosistemi.
Il
golfo di Napoli, esteso fino a Capo Miseno, oltre la collina di
Posillipo, è quella parte della città che raccoglie, ora, la gran
parte dei rifiuti urbani, da quelli industriali, a quelli prodotti
nelle abitazioni; proprio quel golfo, non uno fra tanti, che la
tradizione letteraria e delle arti figurative, rappresenta, fino
all'Ottocento, come luogo incontaminato, in cui la vegetazione
mediterranea si svela in tutta la sua incomparabile bellezza.
Roberto
Parisi, docente a contratto di Storia dell'Architettura
Contemporanea, presso la Facoltà di Architettura dell'Università
Federico II , esamina il contrasto tra la città salubre, quale era
considerata Napoli tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del
Novecento, e la città industriale che ha avuto la principale
ragione di essere nella legge speciale del 1904 (Legge Gianturco,
351, 8 luglio1904) e nelle teorie di Francesco Saverio Nitti.
La
città moderna si identificava, all'inizio del XX secolo, con la
città salubre, che attraverso la realizzazione di infrastrutture
avrebbe garantito la distribuzione di acqua potabile, la viabilità,
i servizi igienici, tuttavia nella definizione di moderno era
implicita la presenza degli impianti industriali, in virtù del
progresso e dei cambiamenti economici e sociali che si erano avuti a
partire dalla Prima Rivoluzione Industriale.
Vezio
De Lucia, urbanista e assessore a Napoli tra il 1994 e il 1997, pone
il problema della sostenibilità dal punto di vista urbanistico,
attraverso l'analisi delle principali riforme, realizzate a partire
dal 1942, fino alla Legge Galasso del 1985.
Egli,
alla luce delle normative promulgate in Italia e dei successivi
interventi da parte della Corte Costituzionale, che hanno in parte
annullato i tentativi di riforma, valuta l'attuale condizione della
città partenopea: " Napoli, scrive De Lucia, si distingue
vantaggiosamente da Milano e Roma. A Napoli l'urbanistica può
ancora definirsi sostenibile. Nel febbraio 2001 è stato adottato
dal consiglio comunale il nuovo piano regolatore. Tutela integrale
di quanto resta del territorio non ancora coperto di cemento e
asfalto". Tuttavia, sebbene sia stato approvato un nuovo
documento urbanistico, nel saggio egli sottolinea quanto i tempi
burocratici e di attivazione si stiano progressivamente dilatando.
Tra
gli altri interventi, tutti meritevoli di essere citati, vi sono, in
ordine: Attilio Belli, Maurizio Franzini, Ada Becchi.
MERIDIANA,
RIVISTA DI STORIA E SCIENZE SOCIALI, n . 42, "Napoli
sostenibile", 2001,Donzelli editore, settembre 2002.
Irene Quaresima
- ottobre 2003
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