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"Giovanni
da Procida e la fine del regno angioino in Sicilia"
a
cura di Irene Quaresima

Sconfitto Manfredi a
Benevento nel 1266 e Corradino di Svevia a Tagliacozzo, Carlo I d'Angiò,
fratello del re di Francia Luigi IX, venne incoronato Re di Sicilia.
Il prestigioso titolo
fu oggetto di una contrattazione tra il sovrano e il papa Urbano IV,
di origine francese, essendo l'Italia Meridionale feudo dello Stato
Pontificio.
I dodici anni del
regno angioino furono, per l'isola, tra i più difficili che la
storia possa ricordare e drammatica fu la stessa fine, che avvenne
nel 1282 con la sommossa popolare, nota come Vespri Siciliani.
Era il 30 marzo. Al
tramonto di quel martedì di Pasqua, racconta la leggenda, un
soldato francese che aveva insultato una giovane donna venne ucciso
dalla folla.
Quello che in
apparenza fu un gesto di disonore, pagato con la morte, fu, in realtà,
il segnale di un rifiuto per la presenza straniera sull'isola.
I debiti e gli impegni
contratti dagli Angiò con la Santa Sede gravarono, infatti,
sull'imposizione fiscale e la pesante tassazione era motivo di un
diffuso malcontento.
Intorno alla
sollevazione popolare sono sorte, tuttavia, altre ipotesi, tra
queste la più accreditata è quella che vede protagonista il nobile
Giovanni da Procida, ispiratore e capo della rivolta, motivato dal
profondo sentimento di odio verso i francesi.
Di nobile estrazione,
Giovanni sembra vivesse in una delle isole del golfo di Napoli,
ereditate da Federico II, ma spodestato e cacciato da Carlo I iniziò
a viaggiare nelle grandi città medievali e a praticare le arti
curative, avendo egli stesso frequentato la scuola medica di
Salerno.
Una figura, la sua,
che vede confondersi la certezza storica con il fascino del mito e
della favola: ciò che fino ad ora è stato documentato in merito a
tale personaggio è che egli, nato a Salerno nel 1210, fu il medico
personale di Federico II.
Si dice che al momento
dell'esecuzione di Corradino, nipote di Federico, egli fosse
presente nella piazza del Mercato a Napoli e che raccolse il guanto
che il condannato gettò tra la folla, affinché qualcuno, dopo di
lui, continuasse la lotta contro la casa d'Angiò.
Collaboratore
fedele di Manfredi, il figlio naturale di Federico II, Giovanni
ricoprì l'incarico di cancelliere del regno e morì a Roma nel
1298.
Clara Falcone ha fatto
di tale personaggio il protagonista di un romanzo storico e lo ha
definito l'eroe del Vespro; Giuseppe Verdi ne fece uno dei
personaggi dei Vespri Siciliani, in scena per la prima volta all'Operà
di Parigi il 13 giugno 1855.
Una parte della
storiografia lo celebra, dunque, come l'ispiratore di quell'episodio
di ribellione che in breve tempo si diffuse in tutta la Sicilia e
diede vita ad un lungo conflitto tra Angioini e Aragonesi.
La pace di
Caltabellotta, stipulata nel 1302,segnò la fine del dominio
Angioino in Sicilia e il rafforzamento del Regno di Aragona nel
bacino del Mediterraneo: fu allora che gli spagnoli iniziarono ad
estendere la loro influenza sul Meridione d'Italia.
Irene
Quaresima - agosto 2004
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