Un esempio della campagna giornalistica e televisiva sul degrado di Napoli e del Mezzogiorno 

Una mobilitazione anche culturale e civile

per eliminare i mali di Napoli e del Sud

 

Reagire alla campagna massmediatica combattendo  le cause che ostacolano la crescita del Mezzogiorno

 

 

Gli ultimi dati Istat confermano, con il previsto miglioramento della situazione economica in Italia,  il persistente dualismo tra Centro-Nord e Sud, dove la crescita è lenta e tardiva e comunque irrilevante ai fini dell’azzeramento del differenziale che separa le due macroregioni del paese.

Secondo le stime Svimez di qualche anno fa, occorrerebbero nella più rosea delle prospettive ben 25 anni per l’annullamento del divario Nord-Sud se l’aumento del PIL pro-capite al Centro-Nord fosse dell’ 1% e quello del Sud del 3,5%, fino ad arrivare, seguendo un articolato confronto di ipotesi, a 120 anni (sic!) se, restando la crescita del Centro-Nord all’ 1%, quella del Sud fosse dell’ 1,5%.

La persistenza dell’arretratezza economica del Mezzogiorno, anche nel caso di più favorevoli congiunture economiche internazionali e nazionali, impone un cambiamento di strategie che deve coinvolgere i sistemi di gestione dei processi di sviluppo ai livelli sia centrale sia periferici. Superato il lungo periodo di “oscuramento” del problema Mezzogiorno, che ha fatto seguito all’abolizione dell’intervento straordinario, è necessario riavviare un processo di sviluppo autopropulsivo inevitabilmente supportato da un intervento pubblico adeguato ed efficace.

Una crescita lenta e debole, come quella che pur si è registrata a partire dalla metà degli anni ’90 fino al 2003 e che può essere intravista nei dati di questi giorni, non è tale da eliminare le disparità tra le due parti del paese, destinate ad accrescersi se le provvidenze per il Mezzogiorno dovessero continuare ad essere insufficienti, prevalentemente sostitutive delle spese di base e non aggiuntive. Gli stessi criteri di incentivazione previsti dall’Unione Europea per l’erogazione dei Fondi comunitari sono da rideterminare sulla base di questa considerazione e in relazione al cosiddetto effetto statistico indotto dall’allargamento dell’Unione.

La vecchia filosofia dell’aggiuntività va recuperata in chiave moderna ed attuale e gestita con nuove procedure su scala regionale, opportunamente coordinate e controllate, ponendo alle amministrazioni locali condizioni precise  e verificabili per la fruizione dei benefici.

Nel Mezzogiorno, come è stato più volte rilevato,  sembra più attuabile che al Centro-Nord un produttivo livello di intesa e di cooperazione interregionale che, puntando sulle caratteristiche peculiari del suo territorio e della sua popolazione, favorisca un articolato processo di crescita dell’intera area, rendendola competitiva ed attrattiva rispetto a  risorse di varia provenienza.

L’attrattività del Sud dipende dal superamento di carenze infrastrutturali che allontanano l’investimento privato e distolgono gli investimenti esterni, ma è condizionata anche dal ritardo nella crescita civile del Mezzogiorno, dove si registra il potere frenante dell’illegalità diffusa e del clientelismo, con conseguenti gravi ripercussioni sulla sicurezza e sui costi delle imprese e sulla qualità della pubblica amministrazione.

Il tema del rapporto tra sviluppo civile e sviluppo economico contrappone due termini indissolubili ed interdipendenti, in cui l’uno è reciprocamente causa ed effetto dell’altro, nell’ambito di un circolo  virtuoso (o vizioso) che chiama decisamente  in causa il valore condizionante dell’economia nei processi di crescita civile, ma anche le modalità di gestione  della cosa pubblica e le modalità del rapporto  tra amministrati ed amministratori locali, tra cittadino e istituzioni.

È indispensabile recuperare il senso di appartenenza del cittadino alla realtà territoriale e ad una cultura condivisa di autentici valori affinché egli possa agire per il bene comune, in prospettiva di vantaggi da proiettare anche a favore delle nuove generazioni, piuttosto che mirare al piccolo tornaconto personale e all’immediato profitto, troppo spesso ricercato in oltraggio alle regole della convivenza civile e della legalità.

Ma per questo non è sufficiente invocare, come sempre nelle situazioni di emergenza, l’impegno educativo della scuola, poiché tale impegno, lo ripetiamo,  è destinato a sortire ben pochi risultati se non è sostenuto, condiviso e testimoniato a livello interistituzionale e personale, indipendentemente da quali siano i ruoli e le azioni di ciascuno.

Una improcrastinabile politica economica e sociale rispondente alle esigenze di sviluppo del territorio e ai bisogni della gente deve quindi essere accompagnata anche da una adeguata mobilitazione culturale e civile che, abbandonando passive indignazioni e rassegnate connivenze, luoghi comuni, logiche e terminologie fuorvianti, restituisca esemplarmente fiducia ed iniziativa a cittadini e ad operatori economici.

Piuttosto che scavare ulteriormente il solco del dualismo tra Nord e Sud e alimentare fosche visioni denigratorie, è ormai tempo di un’inversione di tendenza per risvegliare e incentivare le potenzialità del Mezzogiorno in quanto possibile risorsa  da utilizzare  per la rinascita economica non solo del Sud ma di tutto il paese .

                                                                                                 

                                                                                       Antonio Pisanti