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Cappella
Pappacoda
a
cura di Paolo Izzo

particolare
torre campanaria
Nome
completo: Cappella di San Giovanni dei Pappacoda
-
Probabilmente asservita all’allora limitrofo palazzo della
Famiglia, del quale oggi sopravvive il portale spostato su via
Mezzocannone (nel 1921), quale ingresso alla facoltà di matematica.
Costruita
da
Artusio Pappacoda*. Il nome della famiglia figura anche nella
fondazione della chiesa di San Pietro a Fusariello (S.Giovanni
ad Corpus)
-
Data presumibile di edificazione: 1415 (Gino Doria parla del
1416, mentre V. Gleijeses parla addirittura del 1514, attribuendone
al suo secondo fondatore – il Vescovo Sigismondo – la reale
fondazione. Sempre il Gleijeses riferisce come data di ultimazione
della cappella, l’anno 1520. Sigismondo avrebbe pertanto dato
inizio alla costruzione dell’opera, proprio a seguito della volontà
a suo tempo espressa da Artusio);
-
Facciata: dai più attribuita ad Antonio Baboccio da Piperno
(o Priverno), o almeno alla sua bottega (si tratta dello stesso
autore della facciata del Duomo napoletano). Il Galante indica
invece come più attendibile il nome dell’artista napoletano
Andrea Ciccione;
DESCRIZIONE
DELLA FACCIATA:
Sui
due pilastri laterali, decorati a piccole colonne scannellate ed a
motivi floreali, poggia l’architrave, su cui si eleva l’arco a
sesto acuto. L’arco è fiancheggiato esternamente da due alte
colonne poggiate su leoni. Al lato interno delle due colonne, a
prolungamento dei montanti della porta, abbiamo due piccoli
pinnacoli che culminano rispettivamente a Sx con una cuspide
(mancante invece a Dx). In cima alle cuspidi, campeggiano ad ali
spiegate le figure degli arcangeli Raffaele e Gabriele. Al centro di
questi, leggermente più elevato e posto sul vertice del frontone,
su di un grosso elemento floreale posto a coronamento di una più
complessa decorazione perimetrica, l’arcangelo Michele. Al centro
dell’arco a sesto acuto, proprio sull’architrave, vi è una
raffigurazione di Gesù Bambino tra i due San Giovanni. (Galiani lo
riferisce invece attorniato dai quattro Evangelisti, e riporta il
tutto sovrastato dalla nicchia in cui appare riprodotta la Vergine
tra i due San Giovanni).
In basso, sostenuta da due angeli (quattro nel Gleijeses), vi
è l’epigrafe riportante la data di fondazione ed il nome di
Artusio. A questi due angeli ne seguono altri quattro che chiudono
verso la chiave di volta dell’arco. Ivi (all’intradosso) si può
notare un’immagine del Cristo (incoronato?) recante nelle mani uno
scudo ed una corona. All’estradosso dell’arco, invece, troviamo
altre due colonne simili a quelle della porta. Al centro del
timpano, un medaglione circondato da sedici elementi decorativi di
forma triangolare porta al suo interno l’Immagine del Padre
Eterno. Sempre all’interno del timpano, sottostanti al medaglione
vi sono ancora figure di angeli con lo stemma angioino-durazzesco.
Nella parte sovrastante il medaglione, in uno spazio triangolare, vi
è una figura del Cristo Risorto con nelle mani un globo (mano sx) e
una bandiera (mano dx).
TORRE
CAMPANARIA
Coeva
alla cappella (inizi ‘400), conserva caratteri gotico-durazzeschi.
Un tempo era completamente adorna di elementi architettonici antichi
di riporto (sul genere del campanile della Pietrasanta), oggi quasi
completamente scomparsi se si esclude l’ordine posto più in alto.
Nella parte superiore, piccole colonne marmoree che poggiano su
mensolette dello stesso materiale, reggono archetti a sesto acuto.
Tra gli elementi di riporto si notano ancora un’illeggibile
epigrafe che propone anche due testine ed un volto di Giunone, nonché
un frammento di sarcofago con la rappresentazione del Ratto di
Proserpina. La torre campanaria fu costruita con tufo di Nocera e
tufo giallo di Napoli.
INTERNO:
ha pianta rettangolare. Perduti gli affreschi e l’architettura
originali, nonché il pavimento marmoreo. Artefice della distruzione
sembra sia stato nel 1772 Giuseppe Pappacoda (principe di Centola e
marchese di Pisciotta), il quale fece intonacare le pareti
distruggendo un ciclo pittorico sulla Vita di San Giovanni
Evangelista, per ‘ismania
di restauro’. Il Galante (1872), registra all’interno la
presenza dei sepolcri di due membri dell’antica famiglia,
rispettivamente Angelo e Giuseppe. Tali monumenti esistono ancora
oggi. Inoltre, …nel
ventaglio sull’altare un fresco dinotante i Seniori
dell’Apocalisse in istato di deperimento. Poi le
statue degli Evangelisti poste in corrispondenza dei quattro
archi, sono di Angiolo Viva,
discepolo del Sammartino, il quadro dell’Apostolo S. Giovanni
sull’altare è mediocre lavoro della scuola del Solimena.
L’attuale
altare maggiore è del XVIII secolo, ed ha sostituito l’originale
di epoca rinascimentale.
_____________
*Figlio
di Linotto Pappacoda, Gran Siniscalco (gran consigliere) durante il
regno durazzesco di Ladislao e consigliere alla corte angioina. Ebbe
dal Re Ladislao la baronia di Barbaro, sottratta ai Sanseverino a
seguito della fallita Congiura dei Baroni, oltre ad alcuni altri
feudi. Fu amico di Sergiani (o Sergianni) Caracciolo, amante della
sorella di Ladislao, la futura regina Giovanna II d’Anjou. Sotto
il regno di costei,
Artusio rivestì la carica di Coppiere Maggiore. Della
famiglia Pappacoda, la quale aveva costruito la propria posizione
economica sul mare, si hanno notizie fin dal XI secolo: furono
finanziatori di Carlo I (nel 1278) e di Roberto d’Angiò.
Combatterono al fianco di Carlo III di Durazzo contro Luigi d’Angiò.
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