“Una rabbia creativa”

 

di Federica Massari

Gli attimi che stiamo vivendo al giorno d’oggi, sono dettati dalla rabbia. Siamo arrabbiati tra di noi, con i nostri cari e con noi stessi. Con le istituzioni e con la società. Serbiamo dentro di noi tanta rabbia da far esplodere una città intera. Forse però non sappiamo che tutto questo potrebbe essere positivo perché la rabbia sprigiona adrenalina e energia. Potremmo incanalare le nostre emozioni per produrre qualcosa di positivo. E’ quello che ha realizzato Michele Del Vecchio, il curatore di “Scatti di rabbia” e presidente dell’associazione culturale Giu*Box. Ha chiamato a raccolta ventiquattro giovani fotografi della Campania, ad eccezione di quattro artisti: il francese Nicolas Pascarel, che vive a Napoli da sei anni e tre fotografi napoletani che vivono fuori. Ovvero Ciro Ferraro che vive in Veneto, Delfo Esposito e Dario Jacopo Laganà che vivono a Roma. La location che ospita la mostra si chiama Giu* Box non a caso. Infatti è proprio un box auto. Quindi evidente è il gioco di parole, proprio perché per ammirare la mostra si scende “giù ad un box!” Anche per il titolo della mostra si è scelto di giocare con le parole. Infatti lo scatto di rabbia può essere sia quello dettato dalla reazione che ognuno ha rispetto a qualcosa, sia lo scatto fotografico vero e proprio. I fotografi hanno avuto massima libertà espressiva. C’è chi ha preferito mostrare la rabbia di se stesso in un autoritratto come quello di Federico Pacini. Oppure, c’è chi ha voluto rappresentare la rabbia di chi è fotografato, come nel caso di Mario Ferrara. Egli è docente in una scuola di Ponticelli e il ragazzo immortalato è un suo allievo. C’è poi un tipo di rabbia didascalica di chi guarda le foto. Come nel caso della villa vesuviana del Miglio d’oro, nella foto di Carmen Fiengo. Sono impalcature che stanno lì  da vent’anni e si vede dallo stato di ruggine e di muffa dei tubi. Sono scene di vita vissuta a cui noi napoletani purtroppo siamo abituati. E’ la rabbia di chi torna da fuori e vede che le cose non cambiano anzi peggiorano o quella di chi sente il nome di Napoli speso in malo modo e non riusciamo ad obiettare nulla. Continuando ad ammirare le foto, notiamo quella di Gennaro Variale, che raffigura un orsacchiotto che spunta tra altri oggetti, quando invece dovrebbe stare in braccio ad un bambino. Oppure scorgiamo una scena, purtroppo di routine, ovvero quella di uno scippo in metropolitana rappresentata da Leopoldo Civolani. E ancora più classica è la rabbia di una città che deve sfogare nel calcio. Nella foto di Delfo Esposito si evince la napoletanità di tre ragazzi sul motorino, senza casco, col telefonino in mano, che ovviamente non può mancare. Tra le ventiquattro immagini spicca quella di una ragazza giovane, bella e sensuale, che giace addormentata su di un lettino per strada. Questa foto fa parte di un reportage condotto da Alzira Della Ragione, che ha seguito la comunità dei punkabbestia di Pozzuoli. Questi ragazzi vivono in una grotta di tufo, vicino al porto. All’interno di un altro reportage, questa volta sui nomadi della comunità di Battipaglia, è lo scatto sul bambino con due pistole ad opera di Michele Del Vecchio. Raffaele Esposito ha reso protagonista “O barone “, il notorio barbone di piazza del Gesù. Tra le varie fotografie brilla un’opera realizzata da Leopoldo Pezzella, che Del Vecchio ha preferito lasciare dalla mostra precedente, intitolata “Angeli e demoni”. Questa grossa scultura è stata eseguita con materiali poveri provenienti dal mare, come ferri, legni e ganci da cantiere. Leopoldo ha una storia molto delicata: il padre aveva un’attività redditizia. Quando morì nel ’81,  la camorra ha devastato tutto. Leopoldo ha dovuto assistere a scene incredibili di gente che entrava con pistole e mitra nell’officina .Lui ha voluto seguire la manualità che gli ha lasciato il padre. Emblematica è anche la foto di Dario Jacopo Laganà, che ricorda i campi di concentramento  La foto di Monica Di Franco faceva parte di un pannello di quattro scatti inneggianti ad una vela stracciata. L’immagine raffigura un’area disastrata del mercato di fuorigrotta. L’idea è quella di rappresentare una città allo sbando in cui tutto è uno sfacelo. I ventiquattro scatti in esposizione sono stati riuniti in un calendario per l’anno 2008. Attraverso la sua distribuzione saranno raccolti fondi per un’attività benefica. Infatti i fotografi stanno supportando un progetto per l’ Ipia Sannino, una scuola di Ponticelli. Fin’ora sono già stati raccolti 1500 euro. Con il ricavato finale, sarà organizzato un corso di fotografia che partirà l’ 11 febbraio. E’ un corso particolare, perché si tratta dell’introduzione al foro stenopeico. I ragazzi impareranno a fotografare col principio iniziale della fotografia. Nell’epoca del digitale, dove il motto è “tutto e subito”, questi allievi al contrario impareranno a costruire artigianalmente una sorta di macchina fotografica con materiali poveri. Utilizzeranno scatole di cartone in cui posizioneranno la carta foto-sensibile e attraverso un piccolo foro, lasceranno questa scatola a tempi di esposizione lunghissimi. Dopodiché si estrarrà la fotografia, rigorosamente in bianco e nero che dà più risalto al soggetto fotografato. La durata del corso è di un mese e mezzo, alla fine del quale le foto scattate dai ragazzi, parteciperanno alla giornata mondiale del foro stenopeico. Così è data una possibilità di riscatto ad una periferia napoletana.

Tre foto sono state inserite in mostra anche se non appaiono nel calendario. Tra queste, particolare è quella di Nicola Leone sullo sciopero dei tir, che mostra un’ eccentrico “faccia a faccia” tra giganti.

Le foto non hanno titolo perché il tema generale è la rabbia.

E’ in trattativa l’idea di portare la mostra a Milano e da lì di renderla itinerante. In questo periodo in cui si parla solo del marcio di Napoli, si vede anche qualcosa di creativo e produttivo.

E’ stato aperto un portale internet (www.scattidirabbia.org), che ha una doppia funzione: serve prima di tutto, a partecipare agli scatti di rabbia. Infatti chiunque lo desideri, può mandare le proprie fotografie sulla rabbia e scrivere sul blog. In secondo luogo, serve per monitorare tutte le tappe del progetto. Così, ognuno è a conoscenza di dove andranno a finire le offerte fatte. Inoltre ci sono tanti progetti in cantiere. Sergio de Benedictis organizzerà con la Giu * Box Gallery, un corso di fotografia.

Durante il Vernissage, tenutosi il 23 dicembre, era proiettato un film del ‘ 73,  “La rabbia giovane”. La durata della mostra è fino al 31 gennaio. L’ingresso alla Giu* Box Gallery è libero. Gli orari di apertura vanno dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 20. Per contatti, l’indirizzo email è info@scattidirabbia.org