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CAMUR (Fango) di Dervis Zaim di Sabrina Marcon |
Ogni tanto arrivano le sorprese da un oriente che mai fino
in fondo lo è stato. Questo è l'esempio di un grande film turco. In una
terra dove si mescolano continue difficoltà, una scoperta combierà la
storia. A trovare questa sorta di tesoro è il soldato Ali. L 'ultimo della
compagnia, senza voce e pieno di acciacchi. ma ali è anche l'unico supestite
di una guerra terminata in un massacro, avvenuta nel lontano '74, tra greci e
turchi, nemici acerrimi, soprattutto a Cipro, punto strategico del
Mediterraneo. Quello che fa è stare di sentinella al confine sprofondato in
un deserto di fango e costretto a sfuggire il sole per una malattia che non
gli lascia tregua. Ad un certo punto si cala nel fondo di un pozzo dal quale
emergono parti di statue di inestimabile valore usate dagli antichi per
esorcizzare i mali e poi sotterrate nel fango.
La riesumazione delle statue stende come una maledizione su tutti loro. Il
fango guaritore non permette che gli vengano sottratti i suoi preziosi doni e
così si scaglia con ira su chi non rispetta le sue antiche leggi.
Zaim, il regista firma una storia sulla fatalità e la supestizione, sulla
sfida al destino che non può essere controllato o incanalato. Il rischio è
uno solo, il più crudele: una morte atroce e violenta senza possibilità di
scampo.
Sullo sfondo la tragedia dell'odio tra due popoli: greci e turchi.
La vicenda è narrata con linearità e sofferenza ma anche un tocco di ironia
che non guasta. La regia è elementare ed essenziale, ma non stona.