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Decumano
Maggiore
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Inferiore
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Chiara

SANTA
MARTA

Palazzo
Mazziotti

San Domenico Maggiore
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Qui comincia il nostro
viaggio nel Decumano Superiore da
Via Anticaglia a Porta Capuana...
Santa
Maria Regina Coeli

La
fondazione del convento e della chiesa di Santa Maria Regina Coeli
(il cui nome deriva da un miracolo che era avvenunto nel 1533 nel
giorno dell'Assunta, quando le monache erano riuscite a scampare dal
crollo del monastero) si deve alle monache lateranensi agostiniane
che, dopo aver abbandonato nel 1560 il loro originario monastero di
vico Carboni, decisero di trasferirsi nel palazzo, un tempo del duca
di Montalto che si trovava, con il suo vasto giardino, nella piazza
di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli. Lunghi e incessanti furono
i lavori di trasformazione dell'edificio per la creazione della
chiesa e del convento, a testimonianza sia della notevole capacità
finanziaria delle monache, sia della sicurezza del gusto della loro
committenza artistica. La fabbrica, probabilmente eseguita su
disegno del Mormando, fu terminata nel 1594 ad opera dell'architetto
e capomastro Luciano Quaranta. Tuttavia, è alla metà del Seicento
che risalgono gli interventi più significativi che determinano
l'attuale aspetto della chiesa: nel 1634 fu realizzato il
cassettonato ligneo su disegno di Pietro di Marino, dorato nel 1650.
Nel 1652 si ebbe la sistemazione dell'altare maggiore, mentre nel
1682 si realizzò, su disegno di Francesco Antonio Picchiatti, il
bellissimo chiostro su cui si prospettano gli ambienti conventuali.
Nel 1808 il convento fu incamerato nei beni demaniali e le monache
furono allontanate; ma soltanto qualche anno dopo nel 1811, per
decisione del Murat, fu affidato all'Istituto delle Suore della
Carità, che tuttora lo occupano.
Santa
Maria di Gerusalemme detta delle Trentatrè

Il
complesso di Santa Maria di Gerusalemme, meglio noto come chiesa
delle Trentatrè, era destinato, fin dall'origine, alle monache
cappuccine di clausura, che tuttora lo occupano. L'ordine fu
fondato, nel 1535, da Maria Lorenza Longo, la quale, scampata
miracolosamente ad una paralisi nel 1510, decise di dedicarsi alla
cura degli ammalati. Ella, infatti, fondò l'Ospedale degli
Incurabili, divenuto presto punto di riferimento di confraternite e
di ordini religiosi aperti a nuove pratiche di assistenza e di
devozione. Lasciato l'ospedale,
la Longo
si trasferì nel convento di Santa Maria della Stalletta ove riunì
le monache, limitandone il numero a trentatrè, in riferimento
all'età di Cristo. Nel 1585, il monastero venne ampliato ed eretta
una nuova chiesa, ben presto demolita, per far posto, nel
1600, a
quella attuale, innestata ortogonalmente sulla precedente. Nel 1866,
con la soppressione dei monasteri, il complesso perse il giardino ed
il chiostro dove, nel 1918, fu costruito il Dispensario
antitubercolare.
Farmacia
degli Incurabili

Fa
parte del complesso della santa Casa degli incurabili che, con la
chiesa e l'ospedale, fu fondato tra il 1520 e il 1522, per volere
della nobildonna catalana Maria Lorenza Longo. In seguito a una
guarigione miracolosa, questa si dedicò attivamente alla cura dei
malati e ad attività caritative; fu per lei decisivo l'incontro con
il predicatore genovese Ettore Vernazza che, dedito anch'egli alla
cura dei malati privi di mezzi, fondava ospedali per accoglierli in
tutta l'Italia. Fu così che si decise di fondare anche a Napoli,
dove terribili epidemie di peste e di malattie infettive tra la fine
del XV e l'inizio del XVI secolo avevano gravemente colpito la
popolazione, un ospedale dedicato agli Incurabili. Ben presto questo
divenne un punto di riferimento importante cui facevano capo
confraternite, ordini religiosi, esponenti della nobiltà colta;
nello stesso giro di anni si trovavano a predicare personalità
importanti a quell'epoca. Tuttavia,
la Longo
decise di abbandonare il mondo esterno per ritirarsi in clausura tra
le monache cappuccine terziarie dove morì nel 1541. Il complesso
degli Incurabili si ampliò per tutto il Seicento grazie a numerose
donazioni mentre nel Settecento si avviarono importanti lavori di
trasformazione, come quelli riguardanti la farmacia, che presenta
una sala laboratorio, ricoperta da scaffalature in noce intagliato e
decorato, mentre le pareti presentavano una vasta raccolta di
boccette, gli albarelli, decorati a monocromo blu e destinati a
contenere medicinali.

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