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Il nostro viaggio nel Decumano Maggiore prosegue con....

Palazzo di Filippo d'Angiò

Il portale ogivale e gli archi a sesto leggermente acuto del portico lungo la strada sono tutto ciò che resta di uno dei più importanti palazzi dell'epoca angioina, appartenuto a Filippo di Valois, principe di Taranto, figlio di Carlo II d'Angiò. Il palazzo fu donato a Filippo nel 1295. In realtà si trattava di due fabbricati distinti appartenuti al salernitano Tommaso de Porta e al cancelliere del Regno, Ade de Dussiaco. Il principe Filippo rimaneggiò le due abitazioni per adattarvi la sua dimora provvisoria, prima cioè di trasferirsi nel palazzo, completato nel 1302, che il padre gli stava costruendo nei pressi delle reggia di Castelnuovo. Nell'eccezionale stratificazione architettonica del portico antistante sussistono elementi altomedioevali d'età ducale, gotici e via via d'età successive. Infatti, quando il palazzo entrò in possesso dei Cicinelli, principi di Cursi, furono costruiti al di sopra del basamento angioino ad arcate, dei piani arricchiti da finestre e balconi barocchi, operazione che comportò un evidente sovraccarico delle strutture di sostegno, con la conseguente aggiunta di arconi di rinforzo nel portico sottostante. Oggi purtroppo, per un recente intervento di restauro, questa complessa stratificazione presenta non poche alterazioni. 

San Lorenzo Maggiore

La facciata della chiesa, benché ricostruita nel 1742 da Ferdinando Sanfelice, dà accesso ad uno dei più straordinari monumenti di età gotica di tutta l'Italia meridionale. Le vicende della sua gestazione e successiva crescita sono piuttosto complesse. Su di un’area già occupata in età romana da un mercato coperto (macellum) e poi decaduta nell’abbandono, fu innalzata, al tempo del vescovo Giovanni II (533 – 555), una basilica paleocristiana dedicata al protomartire Lorenzo. Nello stesso luogo si insediò la prima comunità francescana, a Napoli dal 1234, giovandosi di una donazione di Frati minori da parte del vescovo Giovanni d’Aversa. Dopo l’avvento della dinastia angioina, i Francescani si avvantaggiarono del fervore di iniziative edilizie voluto dai maggiori reggitori del Regno. All’incirca nel 1270, per iniziativa e finanziamenti di Carlo I, iniziarono i lavori per la nuova chiesa, assai più grande della precedente basilica del VI secolo, grazie a maestranze francesi e si conclusero nella prima metà del secolo successivo ad opera di maestranze locali. Evidente la mescolanze di due stili: gotico francese per l'abside, gotico - francescano per il resto. Nei secoli successivi la chiesa conobbe varie ristrutturazioni e modifiche, anche per via di alcuni rovinosi terremoti patiti dalla città. A partire dalla metà del Cinquecento, nel particolare clima della Controriforma, e poi per almeno due secoli, i cambiamenti si fecero più radicali, fino a cancellare del tutto l’aspetto gotico, nascosto da pesanti sovrastrutture barocche. Dopo periodi di grandi difficoltà nell’Ottocento e nei primi del Novecento, finalmente San Lorenzo ha recuperato da diverso tempo il suo eccezionale aspetto originario, grazie ai complessi lavori di restauro durati decenni. Tuttavia eventi politici di grande importanza caratterizzavano la vita del complesso, divenuto anche sede di varie magistrature cittadine, nonché delle riunioni dei parlamenti Generali del regno. Ad esempio, nel grande refettorio re Alfonso d’Aragona organizzò la cerimonia delle investiture per il figlio naturale Ferdinando. 

Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore

Gli scavi hanno messo in luce una complessa stratificazione. Sotto la chiesa sono apparsi i resti dela basilica paleocristiana, costituita da un’aula a tre navate con abside sul fondo, preceduto da un quadriportico. Sotto la Sala Capitolare è emerso un edificio altomedioevale, forse uno dei seggi della città. Tali strutture erano sovrapposte ad un complesso della seconda metà del I secolo d. C. L’edificio era costituito da un porticato su cui si aprivano delle botteghe e cingeva una zona coperta pavimentata a mosaico. Alla fine del V secolo d.C. strada ed edifici furoni invasi da una colata di fango, causata probabilmente da un’alluvione.

 

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