Guido Casciaro in mostra al Vomero

 

Dal 25 marzo al 30 aprile nella Galleria d'Arte Vincent in Via Solimena 81, al Vomero, è allestita una Mostra retrospettiva del pittore napoletano Guido Casciaro (25 luglio 1900 - 6 ottobre 1963).

Io credo che chiunque si occupi della produzione pittorica napoletana del Novecento non possa fare a meno di recarsi a vederla.

Perché?

Perché questa Mostra è un'occasione unica per conoscere compiutamente la personalità ed il percorso artistico di un pittore che, almeno a quanto risulta a me, è conosciuto superficialmente e quasi sempre come "il figlio di Casciaro", con riferimento al pastellista Giuseppe Casciaro.

L'occasione della Mostra di Via Solimena è veramente unica perché vi sono esposti, tutti assieme, e collocati in un ordine espositivo ragionato, settanta dipinti di Guido Casciaro, praticamente finora sconosciuti, in prevalenza di proprietà degli eredi e conservati, direi "nascosti", nella villa di famiglia, la famosa Villa Casciaro di Via Luca Giordano.

Per me, vedere in un percorso unico così numerose opere sconosciute del pittore, che partono dagli inizi della sua precoce attività e testimoniano le sue successive esperienze stilistiche, ha significato letteralmente "scoprire" Guido Casciaro.

Per capire Guido Casciaro bisogna mettere a fuoco un punto essenziale: la sua ricerca artistica ha attraversato le correnti che hanno agitato l'Arte europea fra le due grandi guerre del Novecento, differenziandosi decisamente dalla produzione napoletana a lui coeva. Egli è stato un pittore di respiro europeo, ha sperimentato maniere espressive continentali, come ad esempio l'Espressionismo. Lo dimostrano le sue peregrinazioni fra i più vivaci centri italiani ed esteri dell'Arte dei suoi tempi.   

Egli si è distaccato dalla produzione napoletana a lui coeva, perché invece questa si attardava, sia come soggetti che come modi stilistici, nella tradizione di fine Ottocento, mostrando un corto respiro localistico.

L' ambiente artistico napoletano degli anni di Guido Casciaro, inteso anche come circuito mercantile gallerie - clienti, in prevalenza non era né maturo né capace di capire le correnti innovatrici del primo Novecento, e quindi non prestò attenzione al Casciaro.

Ed è per questo che Guido Casciaro ha trovato i suoi estimatori fuori Napoli, come ad esempio nelle innumerevoli partecipazioni alle Biennali di Venezia (ben sei volte), alle Quadriennali di Roma, nell'acquisizione delle sue opere da parte di Istituzioni prestigiose come la Galleria d'Arte Moderna di Roma. Quadri del Casciaro sono arrivati nel palazzo imperiale di Tokio.

Non è mio proposito addentrarmi con questo articolo nella specifica critica artistica di Guido Casciaro, ma mi propongo solo quello di segnalare che la mostra allestita al Vomero è un'occasione da non perdere.

I lettori di Napoliontheroad che desiderano entrare un pò di più nel mondo artistico del Casciaro, possono leggere l'articolo sulla Mostra e sull'arte del Casciaro, che in questi giorni il giovane Herik Mutarelli ha pubblicato sul nostro webmagazine.

Un grande contributo alla conoscenza di Guido Casciaro è il catalogo della mostra, da cui abbiamo tratto l'immagine che accompagna questo articolo, un olio del 1933 intitolato "Via di Città". L'introduzione del catalogo, curata da Rosario Caputo, presenta in maniera chiara, efficace ed esaustiva, la vicenda umana ed artistica  del pittore.

Di questa introduzione mi ha colpito il racconto del momento in cui Guido si allontana, artisticamente, dal padre Giuseppe, fatto da Piero Girace nel 1964, poco dopo la morte del pittore: " Quand'era giovane, Guido Casciaro era solito andare a dipingere in compagnia del padre. Andavano sempre insieme, dappertutto e molte volte dipingevano lo stesso paesaggio, non di rado dallo stesso punto di vista. Il giovane pittore capiva che la vicinanza del padre durante il lavoro influiva su di lui fino al punto di fargli smarrire del tutto la sua strada; ed in cuor suo decise di allontanarsene. Difatti una mattina ad Ischia, secondo il solito, i due pittori si misero in cammino alla ricerca del paesaggio. Ad un certo punto il vecchio si fermò: depose a terra la cassetta dei colori, issò il cavalletto ed attendeva che il figlio facesse lo stesso. Sennonché questi, dopo una breve indecisione, continuò a camminare, senza dir nulla, ostinato, ma con la tristezza nel cuore. Il vecchio aveva guardato, aveva capito tutto. Se sapessi, mi raccontava Guido, com'era triste il suo sguardo. Egli da quel giorno voltò decisamente le spalle all'arte paterna".  

 

Antonio La Gala