1928: anche i tram in divisa

 

Nel luglio 1928 furono messi in divisa anche tram e taxi.

Infatti il competente Ministero decise che lo sviluppo e la cresciuta importanza dei servizi tramviari urbani e quelli “con automobili da piazza” rendevano necessario un loro “maggiore e più uniforme disciplinamento”.

Per facilitare il riconoscimento ovunque delle vetture destinate a pubblico servizio, ed anche “per quella disciplina che serve a conferire maggior decoro ai pubblici servizi di trasporto”, il Ministero dispose che tutte le vetture fossero verniciate “a tinta eguale, lasciando alle aziende o ditte esercenti, la facoltà di usare dei contrassegni” che indicassero l’azienda o la ditta di appartenenza.

Inoltre, “a simiglianza di quanto viene praticato per il personale di tutti gli altri mezzi di comunicazione, occorre che anche il personale addetto ai pubblici servizi urbani di trasporto, sia tramviari che con automobili da piazza, venga munito di una speciale divisa, oltre che per ragioni di decoro, pur così preminenti specie nei centri importanti, anche perché l’esperienza insegna che, in tal caso, il personale si sente maggiormrnte vincolato agli obblighi derivati dal servizio”.

Pertanto “i conducenti, fattorini, controllori ed i conducenti di veicoli da piazza, devono indossare in servizio una speciale divisa, di cui all’allegato disegno,  del tipo e del colore di quella degli agenti del movimento delle FF.SS. con berretto a visiera portante lo stemma del Comune, nel caso dei servizi comunali o semplicemente la sigla della azienda o ditta esercente”. Nell’analisi di così precise prescrizioni, non abbiamo capito bene perché “i conducenti degli automobili da piazza, devono avere calzoni corti con gambali ed ove occorra, possono far uso di uno spolverino color grigio”.

La conoscenza della data di queste disposizioni spesso è utile per la datazione in ante e post 1928-29, delle immagini d’epoca in cui compaiono mezzi pubblici (fotografie, cartoline, filmati).

A noi, personalmente, non piace la militarizzazione della vita della gente; tuttavia, ritenendo altresì che per onestà intellettuale non bisogna rigettare aprioristicamente e per pregiudizio ideologico, tutto ciò che riguarda, la nostra storia, riteniamo, nel caso in esame, che a parte “i calzoni corti con gambali” dei tassisti, sia da condividere l’idea che i pubblici servizi di trasporto debbano avere “decoro”. Lo pensiamo soprattutto quando talvolta vediamo sui mezzi pubblici alcuni addetti sbracati fino alla volgarità, oppure quando non riusciamo a capire se chi ci sta offrendo un passaggio in taxi, è un tassista vero, un abusivo, o un malandrino malintenzionato. In medium est virtus.

Antonio La Gala