|
STUPIDARIO
LINGUISTICO
a
cura di
Luciano Galassi
29.
GETTONARE,
GETTONATO
Ci occupiamo di questi neologismi prendendo le mosse
dal sostantivo che li ha originati, “gettone”, parola che
proviene dal francese jeton,
a sua volta derivato dal verbo jeter
‘gettare’, nell’antica accezione però di ‘calcolare’:
quindi i jetons servivano per i calcoli così come le singole pallottole,
scorrenti su sbarrette metalliche, del nostro pallottoliere.
In italiano il termine “gettone” ha assunto diversi
significati fra i quali quello di “supporto esterno da introdurre
in apparecchi automatici per il loro funzionamento finalizzato
all’ottenimento di un bene o di un servizio”; vediamo come lo
hanno trattato in questa accezione i più accreditati dizionari:
-
per il Devoto-Oli
del 1979 era il “pezzo di metallo monetiforme che,
lasciato cadere in un’apposita fessura, determina il funzionamento
di un apparecchio pubblico: il
gettone del telefono; un
gettone per il juke-box”;
-
lo stesso Devoto-Oli,
nella successiva edizione del
2006, lo definisce un “dischetto metallico o di plastica,
corrispondente a un determinato valore in denaro, che si introduce
in un apparecchio pubblico per farlo funzionare: la
macchina per il caffè funziona a gettoni ”;
-
per l’Aldo
Gabrielli 2008 è
un “disco metallico mediante il quale si fa funzionare un
apparecchio automatico: gettone
del telefono”.
È da notare che il Nicola
Zingarelli del
1955, forse per motivi tecnologici dovuti ai tempi,
attribuiva a ‘gettone’ esclusivamente il significato di “disco
di metallo o altro, liscio o coniato, per far calcoli, per il
giuoco” ((la fiche,
insomma)), “per contrassegno; marca”. Ciò
peraltro appare strano perchè il gettone telefonico era stato
introdotto in Italia già prima della seconda guerra mondiale e
negli anni ’50 era ancora molto diffuso.
Ribadiamo dunque che il gettone, per quello che qui ci
interessa, serve per attivare un congegno automatico che rilascia un
bene (una bevanda, un panino, sigarette, caramelle ecc.) o rende un
servizio (la possibilità di effettuare una telefonata, l’ascolto
di una musica da disco, lo sblocco del carrello al supermercato, il
lavaggio di biancheria e simili).
Ora, non ci saremmo meravigliati se, com’è nell’uso
comune, si fosse coniata la parola “gettonare” nel senso
(intransitivo, dato il contesto) di “usare, avvalersi del
gettone”, a simiglianza -
ad esempio - di martellare
(da martello), falciare
(da falce), ammanettare
(da manette), sforbiciare
(da forbici) e così via. Invece questo verbo in un primo momento
venne usato intransitivamente nel significato di “fare una
telefonata col gettone”: e questa potrebbe anche accettarsi come
una metonìmia fraseologica, con una parte cioè dell’azione
(usare il gettone) a indicare il tutto (l’introduzione del gettone
e la successiva conversazione). Però, poi
- con un vero e proprio salto logico e semantico, e con un
netto cambio di area tecnologica di riferimento -
agli inizi degli anni ’60 assunse il senso transitivo
di ‘ascoltare una musica dal juke-box
per mezzo dell’apposito gettone’ (ad esempio: quest’estate
ho gettonato “Il cielo in
una stanza” almeno due volte al giorno).
Già allora peraltro cominciavano a percepirsi le prime
avvisaglie di un’abnorme estensione del significato transitivo,
che lasciò il campo dell’ascolto musicale per trasferirsi in
tante altre direzioni: si sentiva così parlare di “gettonato” a
proposito di un artista o uomo pubblico molto richiesto (“il
cantante più gettonato è Gianni Morandi”), di un capo di
vestiario alla moda (l’indumento
femminile più gettonato è lo chemisier) o di qualsiasi persona
o cosa amata, apprezzata, ricercata (“Carlo
è molto gettonato tra gli amici”, “la
spider è l’automobile più
gettonata dell’anno”, “l’Amaro
dell’Inferno è attualmente il digestivo più gettonato”).
Di fronte a questo obbrobrio -
che montava ma ancora non divallava -
quale fu il comportamento dei compilatori di dizionari della
lingua italiana?
Il Devoto
Oli 1979 riportò il verbo transitivo “gettonare”
senza definirlo e limitandosi a portare due esempi distinti:
-
“chiamare da un posto telefonico pubblico”
(“Hai gettonato
Teresa?”, “Sì, ma non
rispondeva”);
-
“richiedere ed ascoltare dal juke-box” una musica o
una canzone.
Un’azione di contenimento, quindi, che limitava l’uso
transitivo del verbo ai due congegni pubblici che all’epoca più
frequentemente funzionavano a gettone.
E gli altri dizionari? Sostanzialmente allineato il Palazzi
che, nel 1981,
riportò il verbo transitivo “gettonare” come neologismo, col significato di “telefonare a qualcuno”, per poi
aggiungere “gettonare una
canzone: inserire un gettone in un juke-box
perché venga suonato un determinato disco”.
Si continuava quindi a circoscrivere il brutto neologismo
alle aree specifiche che ne avevano dato origine.
E veniamo ai giorni nostri. Mentre impazzava l’uso
indiscriminato e generalizzato di “gettonare” e “gettonato”,
nell’edizione del 2006 il Devoto-Oli,
assai lodevolmente, non riporta più il verbo, che invece compare
nel Gabrielli
2008, dove è riportato come termine del parlare familiare in due
significati:
-
“chiamare qualcuno utilizzando un telefono a gettone”
(anche se ormai i gettoni telefonici non esistono più, dobbiamo
aggiungere);
-
“selezionare un disco in un juke-box” ed, estensivamente,
“manifestare la propria
preferenza per una canzone o per un tipo di musica”.
Colpisce che, mentre il Devoto-Oli
abbia avuto un virtuoso ravvedimento con l’eliminazione totale
dello stupido e brutto verbo, il Gabrielli
(privato del grande linguista che curò le prime stesure del
Dizionario) lo abbia accolto, sia pure come termine familiare e sia
pure nella ristretta significazione di una preferenza esclusivamente
musicale.
I calepini, tutto
sommato, hanno fatto la loro parte ma la gente, servendosi in
maniera dissennata di “gettonare” e “gettonato”, ha
continuato ad esprimere il concetto di “preferenza”,
“scelta”, “gradimento”, “predilezione”, non solo per
pezzi musicali o canori ma per ogni cosa, persona, concetto, idea,
obiettivo: per tutto, insomma, senza alcuna distinzione. È stata,
ed è, un’orda di cavallette, di locuste, di sciami predatori e
distruttivi.
Il florilegio di quest’uso improprio e massivo
richiederebbe enciclopedie, per cui ci limitiamo appena a qualche
esempio:
-
Esposito è il
cognome più gettonato
della provincia di Napoli: basta scorrere l’elenco telefonico
(notare che, benché transitivo, qui è adoperato in una
significazione concettualmente intransitiva come sinonimo di
“ricorrere”, “comparire”);
-
“Terribile” è
stato il commento più gettonato
dagli uomini che, a sorpresa, hanno assistito allo spogliarello
integrale della donna cannone (osserviamo che qui il senso è quello
di “formulare”, “dire”, “esprimere”);
-
Non il poker, non il bingo, ma la tombola è il gioco più gettonato
dagli italiani;
-
Il telefonino più gettonato nel nostro Paese è il XYWZ;
-
“Sono stanco/a”
è la scusa più gettonata
per non fare sesso (altra osservazione: qui v’è un uso sinonimico
per “usare”, “opporre”, “addurre”);
-
L’unità d’Italia è stata poco gettonata
come tema all’esame di maturità;
-
La banconota da 20 euro si conferma come quella più gettonata;
-
Cervinia è la stazione invernale più gettonata
dagli sciatori;
-
Ponte dell’Immacolata: i mercatini di Natale sono la meta
più gettonata;
-
“Il gatto verde”
è la discoteca più gettonata
della riviera romagnola.
È un fiume in piena che ha rotto gli argini, un’alluvione
che sommerge ogni cosa. Nulla si salva e nulla può salvarsi, anche
perché l’estremo salvacondotto e la più sfrenata promozione sono
forniti quotidianamente dai telegiornali e dagli altri programmi
televisivi, nei quali non di rado queste bruttissime parole
- gettonare, gettonato
- si sentono addirittura
più volte nello stesso servizio, nel giro di pochi minuti.
Che fare, rassegnarsi? No, mai. Intanto denunciamo a tutta
voce l’ennesimo svilimento della nostra lingua; e poi - anche se
l’uso vale più della logica, come ammoniva realisticamente un
grande filologo - noi
fra il serio e il faceto auspichiamo una raccolta nazionale di firme
per la soppressione delle parole incriminate: ma abbiamo il timore
che sarebbe un’iniziativa poco gettonata!
|