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“MESE MARIANO” atto
unico di Salvatore di Giacomo
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Il
breve dramma, scritto da Salvatore di Giacomo nel 1899 e pubblicato nel 1900, si
svolge in uno degli uffici dell’Albergo dei Poveri, istituzione pubblica
napoletana dedicata all’assistenza dei diseredati. Carmela Battimelli,
ignorando che il figlioletto Giuseppe, abbandonato fin da piccino alle cure
dell’orfanotrofio perché nato da un abuso, è morto la sera prima di
meningite, chiede di poter vedere il fanciullo, ma riceve l’imbarazzato
rifiuto degli impiegati e delle suore che non trovano il coraggio di raccontarle
la crudele verità. Un episodio drammatico che nasce dall’ipocrisia borghese
di fine Ottocento, caratterizzata da una arida burocrazia assistenzialista e da
una religione spesso troppo austera.
Un
lavoro impegnativo, interpretato da attrici importanti, tra le quali ricordiamo
Titina de Filippo, partecipi di quella tristezza profonda, di quella pietà che
impregna ogni azione, ogni parola del testo. Dalla quotidianità prosaica, quasi
frivola dell’ambiente impiegatizio, fatta di puntate al gioco del lotto, di
merende, di pettegolezzi d’ufficio, di Giacomo scivola lentamente verso la
tragedia. Una vita segnata dal dolore quella di Carmela, orfana della madre,
trascurata dal padre sempre ubriaco, abbandonata dopo una violenza, costretta,
in seguito ad un matrimonio riparatore, a rinunciare ad un figlio altrettanto
sfortunato. Un’umanità semplice, viva fatta di personaggi comuni, umili che
si muovono in una scenografia essenziale, eppure ricca di pathos: la puzza di
creolina nei corridoi degli uffici mischiata all’odore delle colazioni, il
canto indefinito degli orfanelli, la litanie delle preghiere, le chiacchiere e
il lavoro metodico degli impiegati.
E’
la poesia di Salvatore di Giacomo che echeggia nell’anima, che scruta dentro
il cuore del mondo, al di là di ogni bozzettismo, di ogni stucchevolezza. Come
le canzoni famose, le liriche bellissime, anche le opere teatrali del poeta
napoletano, ricche di significati profondamente umani, superano i limiti del
luogo e del tempo e “Mese Mariano”, versione dall’originale dialettale
edito da Alfredo Guida, con prefazione di Leopoldo Mastelloni, travalica
prepotentemente i confini di un’epoca, di una città, acquistando un valore
universale.
E’
un grido disperato dell’anima.
“…Incide
la pelle, la carne senza che tu te ne accorga, ti fa
sgorgare fuori il sangue… - lascia un segno indelebile - …un
fastidio, perenne, proprio come una cicatrice, tangibile, di una poesia
avviluppantemente romantica che ti sgomenta l’esserne coinvolto…”.
(Fiorella Franchini – NAPOLIONTHEROAD – maggio 2003)
SALVATORE
DI GIACOMO
MESE
MARIANO
ALFREDO
GUIDA EDITORE
Pg.
45 Euro 3,62