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CONDORCET “RILESSIONI
SULLA SCHIAVITU’ DEI NEGRI a
cura di MAURIZIO GRIFFO note di Fiorella Franchini
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Presentato
sabato 8 novembre, nella sala conferenze della Fondazione Humaniter di Napoli,
il saggio “Riflessioni sulla schiavitù dei negri” di Condorcet. Il testo,
curato dal prof. Maurizio Griffo e pubblicato da Colonnese nella Collana
“Civiltà” diretta da Antonio Dini, esce in contemporanea con altre
pubblicazioni d’oltralpe che testimoniano il rinnovato interesse per il
matematico e filosofo francese, accademico di Francia e discepolo di Turgot.
La
sua attività si colloca nell’ambito della cultura illuminista e del suo
atteggiamento problematico verso tutti gli avvenimenti, usi, costumi, tradizioni
che non erano mai stati messi in discussione prima d’allora e subiscono dal
quel momento un rigoroso esame della ragione umana.
La
tratta dei negri, ritenuta fino ad allora una pratica normale, affronta il
dibattito pubblico e la condanna di Montesquieu, di Voltaire e di tutti quei
pensatori convinti di “una sostanziale unità del genere umano”. La
posizione di Condorcet prosegue su questa via aggiungendo qualcosa di diverso.
Non si limita ad una denuncia in nome dell’universalismo dei diritti, ma
propone misure pratiche da attuare in tempi ragionevoli. La sua formazione
scientifica lo induce ad applicare il calcolo matematico alla politica e,
soprattutto, ad utilizzare un metodo gradualista. La novità del pensiero di
Condorcet, ha dichiarato Maurizio Griffo, è proprio nella convinzione che le
innovazioni, per quanto basate su principi irrinunciabili, debbano essere
introdotte progressivamente, tenendo conto del clima politico e dei conflitti
sociali ed economici che possono generare. Una posizione in contrasto con le
interpretazioni di quanti accusano il pensiero di Condorcet di astrattezza e di
rigidità. Una connotazione fortemente laica, insiste Griffo, rispetto alle
concezioni teologiche e tradizionaliste, basata sulla fiducia nel progresso
umano e sul rispetto dei diritti individuali. Questi caratteri
dell’atteggiamento mentale del filosofo rimasero costanti durante tutta la sua
attività politica e riguardarono i diversi temi che egli affrontò: la riforma
della giustizia e la soppressione della tortura, l’uguaglianza per i
protestanti francesi, i diritti politici per le donne.
Egli
cominciò ad interessarsi alla schiavitù tra il 1773 e il 1774 e continuò ad occuparsene
stabilmente, approfondendo il tema ed articolandolo, fino a svilupparlo
pienamente nel testo pubblicato nel 1781 che bolla la pratica come un’assurdità
irragionevole, un male da estirpare, argomenta le possibili obiezioni e abbozza
con estremo pragmatismo una soluzione fattibile e graduale.
Vittorio
Dini ha sottolineato soprattutto il dualismo del pensiero di Condorcet che si
muove tra universalismo e differenzialismo, tra radicalismo e riformismo. Egli
propugnò il riconoscimento e la diffusione a tutti gli uomini dei diritti
primari: libertà, uguaglianza, partecipazione. Spesso abbiamo identificato
questi diritti con i valori della cultura occidentale, dimenticando l’apporto
delle altre civiltà umane e imponendo con la forza la nostra mentalità.
L’universalismo allora diventa imperialismo e non esita a servirsi della
violenza, mascherando con idee astratte il dominio delle società più forti ed
aggressive. Il rispetto degli altri, della diversità è baluardo contro
l’intolleranza e l’autoritarismo ma non deve essere confuso con
l’esaltazione dei particolarismi che, al contrario, propongono una visione
egoistica e unidimensionale della realtà.
Condorcet
offre tra le pagine del suo scritto una lezione di civiltà che difficilmente si
può ignorare. Di fronte alle nuove schiavitù, sfruttamento degli immigrati,
dei minori, delle donne, ci richiama ad una condanna decisa, senza compromessi,
ad un impegno concreto, civile e politico, che cancelli ogni ingiustizia.
(Fiorella Franchini –
NAPOLIONTHEROAD – novembre 2003)