AGRICultura

Il sapere e i sapori della Campania

in mostra a Città della Scienza dal 25 giugno al 6 luglio

                                                                                                     di Fiorella Franchini

 

“Tutti gli uomini si nutrono, ma pochi sanno distinguere i sapori”. La saggezza di Confucio condivide con la filosofia partenopea il grande amore per la cucina, espressione concreta delle tradizioni di costume di un popolo. Un’etica comune che attribuisce grande rispetto al convivio e al cibo, considerato fonte di vita e di energia, elemento che genera  influssi benefici sulla mente e sul cuore, e favorisce la ricerca dell’equilibrio primordiale che si esprime nella teoria di yin e jang. La combinazione di prodotti e di gusti produce armonia quindi, coloro che non tengono conto di ciò che mangiano non sapranno preoccuparsi di nient’altro.

La valorizzazione dei sapori della terra campana è il tema dominante di AGRICultura, la fiera-evento che il 26 giugno ha aperto i battenti a Città della Scienza. Su un’area di oltre 10 mila metri quadrati oltre 100 stand proporranno fino al 6 luglio, con ingresso gratuito, mostre, degustazioni, esposizioni e spettacoli legati ai prodotti e alle tradizioni agro-alimentari della regione.   All’inaugurazione sono intervenuti il Governatore Bassolino, il presidente dell’ERSAC Raffaele Beato, assessori e presidenti della Provincia di Napoli, Caserta, Avellino, Benevento, Salerno, personaggi dello spettacolo come Piero Chiambretti e Pietra Montecorvino.

Una vetrina di prodotti tipici, dall’olio alla mozzarella di bufala, dal corallo ai vasi, dal miele alla pizza, ma anche un momento di approfondimento con dibattiti sulle politiche agricole europee, sull’alimentazione, sulle biotecnologie, sulle problematiche del turismo e della pesca. “Anche per mangiare bisogna far uso dei principi della scienza”, dichiarava Petronio nel Satyricon ma, a quanto pare, solo dopo duemila anni riscopriamo questo insostituibile binomio e lo utilizziamo sulle nostre tavole.       

Spazi riservati ai più piccoli, mostre dedicate alle arti, ai mestieri, alle tradizioni popolari e, nell’Anfiteatro, spettacoli di musica popolare con artisti come Eugenio Bennato & Taranta Power, i Rua Port’Alba, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Pietro Quirino, solo per citarne alcuni. Animazione, folclore, degustazioni, un calendario ricco che assicura dalle 18 alle 24 una varietà interessantissima di proposte per scoprire, gustare e divertirsi. Una festa, insomma, delle qualità culinarie campane, espressione antica e convincente di civiltà e cultura.

“…un approccio accattivante e coinvolgente, – che deve favorire, secondo l’Assessore regionale all’Agricoltura, Vincenzo Aita – la conoscenza e la consapevolezza delle tante risorse alimentari presenti in Campania, del loro significato culturale ed umano, dell’identità territoriale che tale patrimonio esprime, per consolidare ed ampliare il consumo dei prodotti campani…”.

Un’operazione commerciale che fondendo insieme l’impegno delle istituzioni pubbliche e dei privati ha dato vita ad una iniziativa originale e piacevole che tiene conto degli aspetti economici e di quelli culturali della collettività campana, dei bisogni delle imprese e delle richieste sociali, al fine di coniugare tradizione e modernità, rispetto del passato e sviluppo.

Se è vero ciò che sosteneva Anthelme Brillat-Savarin, scrittore francese del XVIII secolo, cioè che “Il destino delle nazioni dipende dal modo in cui si nutrono”, la Campania, esportando in tutto il mondo i principi della dieta mediterranea, si è già candidata ad un ruolo leader nel mondo globalizzato, a dispetto di ogni militarismo e di ogni business finanziario.

 

              (Fiorella Franchini – NAPOLIONTHEROAD – LUGLIO 2003)

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