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Il rapporto tra realtà e finzione in "Ho visto le stelle" di Vincenzo Salemme di Monica Florio |
Giunto al suo quinto film, il regista Vincenzo Salemme non demorde e dimostra di voler continuare a lavorare su due fronti: quello teatrale, che gli ha dato la notorietà, e quello cinematografico, più redditizio.
"Ho visto le stelle" costituisce, da un lato, un passo avanti rispetto alle deludenti ultime prove ("A ruota libera", "Volesse il cielo"), dall'altra, il tentativo, riuscito solo in parte, di approdare ad uno stile cinematografico più maturo. La storia dell'ingenuo Antonio, trasferitosi da Napoli a Milano per partecipare alle selezioni del reality-show "Nudi alla meta", non approda ad una facile satira della tv ma innesca una serie di frizzanti gag come in una classica commedia degli equivoci.
Il film compie l'operazione inversa rispetto ad "Amore a prima vista". Tutti gli stereotipi più triti sull'omosessualità vengono riproposti con tutta forza attraverso la parodia del gay. Nelle vesti del cameriere dinoccolato e tutto moine, il protagonista fornisce un'interpretazione esasperata, ispirandosi, almeno nelle intenzioni, al memorabile Al Pacino di "Cruising".Ossessionato dal timore di essere continuamente spiato dalle telecamere, Antonio si comporta come se fosse sul palcoscenico, uniformando la sua vita all'arte. La grottesca parodia è funzionale, dunque, alla riflessione sul rapporto fra realtà e finzione. Tra le citazioni vi è anche la famosa scena della lettera di Totò e Peppino, aggiornata ai tempi correnti. Qui è l'invadente Antonio a dettare al mite Eugenio l'e-mail destinata alla banda di truffatori che ha organizzato il falso show.
"Ho visto le stelle" deve molto all'affiatamento della coppia Salemme/Casagrande, per l'occasione attorniata da un cast ben in parte, in cui spicca Claudio Amendola nel ruolo dell'arrogante malavitoso, gelosissimo dell'amante russa, interpretata da Alena Seredova. Pur non cedendo alla regola della "bellona" di turno, poco abbozzato risulta il personaggio femminile. Non a caso, Salemme predilige le figure maschili, dipingendo un sognatore che cresce per amore di una donna "capace di mettergli la testa sul collo".