IN CORSA PER LO STREGA:

PASCALE

PICA CIAMARRA

SPIRITO

 

“Speravamo di più” Ed. Guanda , “La Manutenzione degli affetti” Ed. Einaudi , “Ad avere occhi per vedere” Ed. Minimum Fax sono i tre libri degli scrittori napoletani che sono finalisti al Premio Strega 2003. Pietro Spirito è nato a Caserta nel 1961, vive e lavora a Trieste. Ha pubblicato:”La grande valanga di Bergemoletto”, “Vita e sorte di Pierre Dumont, socio di Dio”, “Cronache dalla città vuota”, “L'ultimo viaggio del 'Baron Gautsch' “, “Le indem oniate di Verzegnis”. Antonio Pascale  é nato a Napoli nel 1966, vive e lavora a Roma. Nel 2001 ha pubblicato il reportage narrativo La città distratta (Einaudi) e Leonardo Pica Ciamarra é nato a Napoli nel 1965. È ricercatore di Filosofia presso il CNR. Alcuni suoi racconti sono apparsi sulla rivista "Nuovi Argomenti"ed è arrivato finalista al Premio Calvino 2002. A Roma, 19 giugno, ore 19.00 si terrà la Prima Votazione del LVII Premio Strega presso la Casa Bellonci. Via Fratelli Ruspoli, mentre la seconda avrà luogo sempre a Roma, il 3 luglio, ore 21.00 con  proclamazione del vincitore del LVII Premio Strega Ninfeo di Villa Giulia.

   di Francesca Stefania Ferrara

Il Premio Strega è nato in casa Bellonci nel 1947. Ideatori e fondatori sono stati Maria Bellonci e Guido Alberti. Il premio unico è assegnato a un libro di narrativa in prosa di autore italiano, pubblicato tra il 1 maggio dell'anno precedente ed il 30 aprile dell'anno in corso. I votanti dello Strega sono gli "Amici della Domenica", un corpo elettorale di quattrocento persone diversamente inserite nella cultura italiana. I libri in gara, ognuno presentato da due "Amici", sono scelti in due successive votazioni: la prima in casa Bellonci, in giugno; la seconda al Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, ai primi di luglio. Sin dalla nascita il premio Strega è stato ad un tempo indice degli umori dell'ambiente culturale e politico del paese e forza capace di indirizzare i gusti dell'establishment intellettuale del paese: né poteva essere altrimenti se si considera la statura dei personaggi che facevano parte del gruppo: Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi, Anna Banti, Corrado Alvaro, Mino Maccari, Ennio Flaiano, Aldo Palazzeschi, Gianna Manzini, Vasco Pratolini, Alberto Moravia, Elsa Morante, Alessandro Ferzen, Camillo Mastrocinque, Antonio e Gabriele Baldini, Giacomo e Renata Debenedetti, Mario Pannunzio, Giuseppe Antonelli, Sibilla Aleramo, Vitaliano Brancati, Mario Praz, Giorgio Bassani, Massimo Bontempelli e molti altri ancora. Tre trame diverse per Spirito, Pascale, Pica Ciamarra, ognuna delle quali prende spunto dalla propria visione della realtà e dalla creatività dell’invenzione letteraria o della ricerca storica come accade in “Speravamo di più” di Pietro Spirito, che ci rimanda alla fine della Seconda Guerra Mondiale in un paesino del Veneto ove arriva Junichiro Kojiki, un militare giapponese capitato alcuni mesi prima nel Nord Italia occupato dai nazifascisti. Catturato dagli americani negli ultimi giorni del conflitto e dopo aver saputo che la sua città, Hiroshima, è stata annientata dalla bomba atomica, Junichiro decide di non tornare più in patria e di stabilirsi nel piccolo borgo ai piedi delle montagne. Tra un gruppo di ragazzi e il reduce giapponese si instaura un profondo rapporto di amicizia. Un racconto dove i temi dell'altro e dell'altrove, della natura violata e del consumismo diventano allegoria dell'Italia di oggi. Dall’ambientazione storica si passa a quella del vivere tutti i giorni. Un’ambientazione quotidiana che fa i conti con il proprio vissuto e con gli stati d’animo del tempo che passa e che non torna. Ci sono quelli che non sanno se lasciare la moglie e si prendono una depressione. Quelli che una depressione se la prendono perché ogni mattina l'ascensore del Ministero non funziona. Quelli che tutte le mattine devono andare sui cantieri a chiedere i soldi. Quelli che un tempo hanno avuto tanti soldi e adesso hanno perso tutto. Quelli che hanno perso un figlio e non vogliono più soffrire. Quelli che hanno sofferto e vogliono tornare indietro. Quelli che a forza di pensare al passato non fanno che ingrassare. Sette racconti intrecciati come in un romanzo corale, a declinare con malinconica ironia gli irreparabili codici del vivere è ciò che avviene nel libro di Antonio Pascale, “La Manutenzione degli Affetti” mentre Leonardo Pica Ciamarra racconta di un ambiente a lui caro come quello accademico raccontandone una serie di equivoci in maniera ironica e drammatica. Un improvviso, casuale e apparentemente insignificante incidente diplomatico fra docenti universitari innesca una catena inarrestabile di fraintendimenti. Il vecchio professore Alberto Berlingieri e il giovane ricercatore Alessandro Settìmi diventano i poli opposti di una tragicomica guerra per il territorio la cui insensatezza travalica molto presto i confini accademici per acquistare una dimensione universale. Potentemente comico e dotato di una lingua impeccabile, “Ad avere occhi per vedere” mette a nudo le contraddizioni, le frustrazioni e la vuotezza del nostro tempo. Filo conduttore di tre testi scritti da tre autori diversi per stile e visione della vita che hanno al loro interno un unico comune denominatore: il vuoto dei nostri tempi e il vuoto lasciato dalla guerre ed abusi e dalla mancanza di attenzione nella cura degli affetti e delle cose. In attesa di una lieta notizia, non resta che sperare che questi tre testi contribuiscano alla riflessione sulla vita e sulla cura del microcosmo di ognuno di noi.

 

14 Giugno 2003