MEZZOGIORNO IERI, SUD DI OGGI
Ferite ancora aperte: analisi e proposte per la società del nuovo millennio.

di Francesca Stefania Ferrara
Evoluzione scientifica e tecnologica hanno portato la loro dose di benessere ma sono ancora molti i problemi che affliggono le terre nel bacino del Mediterraneo.
Se ci si guarda attorno, con sguardo obiettivo, si potranno individuare piaghe sociali mai sradicate completamente dal territorio.
Anche se può sembrare retorica, uno dei punti cruciali che continua ad affliggere la popolazione è il lavoro. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, comporta una serie di problemi concatenati.
Negli ultimi anni un certo assorbimento di nuove leve c’è stato ma la maggior parte di loro è stata assunta al Nord con un contratto co.co.co., o con un contratto a progetto e solo pochi fortunati con un contratto a tempo indeterminato. Pochi quelli che sono rimasti al Sud e che a pari merito si trovano in condizioni similari e costantemente precarie. Ciò è campanello d’allarme soprattutto per il settore degli investimenti. Emigrare al Nord significa che le singole Regioni e le imprese non riescono a fare grandi investimenti tali da non cercare lavoro altrove. L’emigrazione comporta un cambiamento di stile di vita perché luogo che vai, usi e costumi che trovi, ma anche un allontanamento della spesa e dell’investimento delle risorse sia umane che finanziarie dal territorio natio. Inevitabilmente ciò comporta un arricchimento di territori già proliferi di suo e in contropartita un impoverimento maggiore in quelli d’origine.
Per quanto la macchina regionale si sia messa in moto, ancora lunga è la strada per poter assorbire la disoccupazione giovanile attraverso la creazione di posti di lavoro sufficientemente remunerativi.
Ad aver aggravato la situazione, vi è stata l’entrata della moneta unica, l’Euro, che avrebbe dovuto mantenere lo stesso potere d’acquisto della vecchia e cara Lira ed invece, dopo pochi mesi ha innescato un processo di svalutazione tale che oggi qualsiasi cosa costa il doppio di ieri e quindi, mentre è aumentato il prezzo della vita, gli stipendi sono rimasti fossilizzati alle vecchie cifre con la conseguenza dell’aumento della povertà per qualsiasi strato sociale. Misure riequilibranti contro il carovita non sono state ancora prese con il risultato di più miseria per chi già viveva sulla soglia della povertà. Sempre più spesso si vedono per la strada, anche nei quartieri cosiddetti ‘ricchi’, elemosinanti e non si tratta solo dei profughi di guerra o dei drogati ma soprattutto di vecchietti che hanno perso tutto: dalla cura di un familiare ad un tetto sulla testa. Muoiono di fame, di miseria, di mancanza di cure e di affetto e di malattie prese per la strada perché costretti a fare i barboni dopo uno sfratto oppure perché la testa non li aiuta più. Dinanzi allo sfacelo della dignità di una vita umana, ancora oggi che siamo nel Terzo Millennio, non esiste un programma concreto, di azione politica, volta solo ed esclusivamente al sociale e soprattutto ai più bisognosi: strutture comunali e regionali pubbliche ove ospitare e restituire un tenore di vita dignitoso ai più sfortunati, strappandoli dalla morsa del freddo, dell’abbandono, la ricerca di una morte più che mai triste e solitaria e dai pericoli della strada. La mancanza di un’idonea e concreta politica sociale, rivolta alle conseguenze estreme di una politica economica che impatta per macroaree e macrosettori, costituisce un deficit vergognoso per una società che si definisce ‘dignitosa’ e rispettosa dei diritti umani e civili dell’uomo. Altro caso è quello di coloro che chiedono l’elemosina sotto l’effetto di stupefacenti per comprarsi un ulteriore dose e mettere qualcosa sotto i denti o di chi, folgorato da un’inspiegabile ‘slancio’ per la vita da strada, la richiede mostrando intere cucciolate di cani meticci da sfamare. Altro caso sono i barboni. In questa categoria sono pochi coloro che ne fanno coscientemente una scelta anarchica di vita; spesso e volentieri si ritrovano in tale condizione a causa della mancata assistenza da parte dello Stato e delle istituzioni locali. Ancora diverso è il caso dell’extracomunitario che fa il venditore ambulante o dell’emigrato di guerra che avendo constatato che si guadagna molto di più, al giorno, chiedendo ‘qualche spicciolo’ che rimboccandosi le maniche, si sposta per la città a spese del cittadino recitando la solita litania alla quale non si rinuncia neanche se gli si offre un lavoro in tutta regola. Tale disagio sociale potrebbe essere risolto con la creazione di strutture polivalenti pubbliche come centri d’assistenza ed istruzione al contempo della cultura italiana ad individui appartenenti a popoli con usi e costumi diversi nonché lontani dai nostri. Le strutture dovrebbero avere un duplice assetto: essere dormitorio e mensa oltre che scuola-laboratorio d’artigianato professionalizzante, tale da istruire sia su un piano lavorativo che culturale il rom-zingaro, come l’extracomunitario o il profugo di guerra. Si creerebbero così una sorta di villaggi ‘salva uomo’ all’interno dei quali impartire una corretta educazione civica aiutando a rimpossessarsi di un ruolo attivo e non da parassita nella società. Ai laboratori andrebbero collegati degli eventi fieristici di artigianato multietnico ‘made in Italy’ innescando così un meccanismo di scambio e compravendita sul mercato per il target artigianale con il prodotto finale risultato di un intervento amministrativo radicale. Tutto ciò comporterebbe anche l’eliminazione, anche se molto lentamente, della prostituzione che spesso e volentieri caratterizza gli scenari campani e i litorali della zona costiera settentrionale campana (Mondragone, Domiziana, Villaggio Coppola, Castel Volturno) e del resto del Sud d’Italia. Occorre un massiccio intervento da parte delle autorità amministrative e di ulteriore sensibilizzazione a queste problematiche perché le associazioni di volontariato e non-profit, proprio in quanto tali, non sono in possesso degli strumenti più idonei ad un processo di integrazione e di osmosi sociale.
Ovviamente un’immediata conseguenza dell’assenteismo decennale delle istituzioni, soprattutto nella periferia, congiunto al carovita è la microdelinquenza che è incrementata soprattutto nelle grandi città, ed in particolar modo a Napoli, le cui pagine di cronaca ultimamente si sono dipinte di delitti e reati motivati da banali atteggiamenti da ’bulli’. La mancata cura e debita attenzione volta al territorio bisognoso porta, come da pagine di storia, la presenza di un’istituzione alternativa che si afferma con arroganza e violenza. Ed ecco che Mafia, Camorra,‘Ndrangheta fanno capolino mescolandosi agli affari di Stato, cercando di averla vinta. In condizioni similari si trovano anche altre città del Sud come Catania, Palermo, Reggio Calabria mentre altre come Bari, Brindisi, Taranto, Crotone e zone di approdo come Lampedusa e Pozzallo subiscono l’esodo di altri emigranti in cerca di fortuna e riscatto in un paese che non è il proprio. Così, l’Italia ed in particolare il Mezzogiorno, si ritrova con il problema di base amplificato e raddoppiato: ospitare e sfamare non solo i figli natii ma anche coloro che improvvisano un viaggio su barconi di fortuna per scappare dalle terre povere del Magreb. In difficoltà sempre maggiore le città di mare ove il porto è la porta d’ingresso e di svincolo per altre destinazioni, verso la speranza di un lavoro, di una vita migliore e di un riscatto per la propria esistenza e quella della propria famiglia. In un certo qual modo, una sanatoria è stata apposta dalla legge Bossi-Fini che affronta il problema in un’ottica di tolleranza e legalità. Dal quadro generale dell’emigrazione causata dalla caduta dell’economia di un paese e del suo regime totalitario, non sono esclusi gli esodi dalla Polonia, dalla Romania, dall’Albania, dall’Ucraina e dalla Russia. Esodi che coinvolgono tutto il territorio italiano ma specialmente il Sud d’Italia. Spesso e volentieri si tratta di donne in cerca di lavoro in Italia che, essendo una nazione caratterizzata dalla bassa crescita demografica, possiede una percentuale di anzianità di gran lunga maggiore di quella giovanile. E così, si è creata una nicchia di prestazione di servizio consistente in assistenza agli anziani, babysitter e dame di compagnia. Anche questa forma di lavoro “colf e badanti” è regolata dalla legge del centrodestra. Però, una sola legge non basta a sanare una piaga così profonda come la mancata possibilità di poter vivere di ciò che si guadagna. Spesso e volentieri i salari non sono adeguati né all’andamento della politica monetaria e né al riconoscimento effettivo della prestazione di servizio. Tutto ciò, specialmente per i giovani comporta molti problemi sia sul piano esistenziale che psicologico, ritardando spesso e volentieri la presa di decisioni importanti e di vere ed effettive svolte di vita. Il denaro gioca sempre di più un ruolo importante: l’acquisto per una casa, la scelta di sposarsi e di metter su famiglia oppure di iniziare ad essere economicamente indipendenti. Ecco che i giovani meridionali, per poter vedere realizzati i propri sogni sono costretti a fuggire via dove lo stesso impiego in terre nordiche è remunerato il doppio rispetto al Sud. Non è un caso che sempre più spesso si senta parlare di ‘fuga di cervelli’ soprattutto nell’ambito scientifico. In questo settore, con l’apertura della nuova sede e del suo ampliamento del C.N.R. a Napoli in Via Pietro Castellino, si sta manifestando un rientro di ricercatori napoletani e campani che freschi di laurea erano stati costretti ad espatriare all’estero per specializzarsi nella ricerca biomedica. Rimane ancora da strutturare al meglio il ponte ‘studio-lavoro’ che, nonostante le varie riforme universitarie e scolastiche, non è presente in tutti i settori e se lo è, non è detto che la ricerca di un’occupazione sia immediata, automatica e sicura.
A livello locale, gli investimenti che si effettuano nell’area economica e nel settore delle attività di start up delle piccole e medie imprese si realizzano anche grazie all’aperture di strutture apposite e di finestre cognitive sul mercato che permettono di monitorare l’andamento del progetto finanziato di Pmi per l’imprenditoria giovanile, sia maschile che femminile. Tali strutture sono lo sportello Sprint Campania (http://www.sprintcampania.it/), Sviluppo Italia (http://www.sviluppoitalia.it/) oppure come offerta di servizi a sostegno delle attività economiche sia in materia di consulenza, sia in materia di informazione e comunicazione di settore: Portale Aziende (www.portaleaziende.it), Sintesi Consulting (http://web.tiscali.it/sintesicon/), Piemme Impresa (http://www.piemmeimpresa.info/), Iniziativa Meridionale (http://www.iniziativameridionale.it) e per l’imprenditorialità femminile AssoDonna (http://www.assodonna.it/).
Dinanzi ad un rilancio trasversale dei settori dell’economia, negli ultimi tempi si sta registrando un interesse maggiore per lo sviluppo nel settore turistico. Infatti è da da due anni che si tiene l’appuntamento annuale a Salerno con FareTurismo (www.fareturismo.it): l’unico appuntamento dedicato alle politiche di settore e alla formazione di personale qualificato.
Sicuramente c’è da dover affrontare un lungo cammino affinché l’impiego sinergico, di più azioni coordinate ai fini di una miglioria della società attuale, produca i suoi effetti benefici e soprattutto sviluppi, radicandosi profondamente nel settore, quella coscienza civica e quella responsabilità sociale e politica tale da elevare il benessere del cittadino al di sopra di ogni difficoltà strutturale, amministrativa e d’ingorgo burocratico.
10 Aprile 2005