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LA VOCE DEI TURCHINI
a cura di Francesca Ferrara
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Il
19 Marzo presso La Feltrinelli, sita in Piazza dei Martiri, sono intervenuti
Santa Di Salvo giornalista de Il Mattino e moderatrice della conferenza, il
direttore del Conservatorio San Pietro a Majella Vincenzo De Gregorio e il
musicologo Dinko Fabris per la presentazione del nuovo romanzo giallo di LIVIO
MACCHI:”LA VOCE DEI TURCHINI” Ed. Piemme. L’autore ha già pubblicato nel
1996 la raccolta di racconti “Rimozioni” per l’editore Campanotto e nel
2000 il romanzo “A metà della Notte” per casa editrice Marietti. Innamorato
della musica settecentesca e della città di Napoli, si è dedicato per due anni
alla documentazione e alla lavorazione di questo libro che si propone come un
gioiello della letteratura contemporanea dal taglio storico e fantasioso di una
vicenda che animerà la vita degli allievi del conservatorio di Santa Maria
della Pietà, di cui oggi rimane solo la Chiesa.
“Per vedere il corpo steso in sacrestia scesero tutti, ammassati che si soffocava, in un silenzio irreale. Gli allievi si spingevano, si strattonavano cercando di arrivare alla porta. Una domanda girava di bocca in bocca:”Chi è stato?”…E’ questa la quarta di copertina del nuovo romanzo dello scrittore di Gallarate, Livio Macchi, classe ’59 che da anni vive a Viareggio ma che dalla distanza non si è lasciato scoraggiare nello scrivere un romanzo ambientato proprio nella città partenopea che nel 1700, dopo Parigi, era considerata la più importante d’Europa.
Ambientato nel conservatorio di Santa Maria della Pietà, uno dei 4 presenti a Napoli nel 1734, affronta la storia dei cantori castrati in gara per la Cappella Vaticana. Un romanzo storico che riporta alla memoria la Napoli dell’epoca attraverso l’accurata ricerca di documenti storici sullo sfondo musicale in cui si ambienta la vicenda di una serie di morti misteriose che andrà sconvolgendo lo stesso conservatorio.
“I romanzi devono raccontare cose e narrare i sentimenti di chi li vive. Nel maggio ’98 su una rivista di musica antica lessi quattro righe sui cantori pontifici e sulla competitività che sussisteva nell’esser il più bravo per poi esser scelto dalla Cappella Vaticana che ne sceglieva solo 20 alla volta su 600 aspiranti. Interessante era la teoria sociologica interna alla storia raccontata attraverso un parallelo con l’oggi, ossia, mi interessava capire quali meccanismi si innescassero fra coloro che non erano stati scelti e quindi vivevano la sconfitta. E’ scritto come un giallo e in più c’è questo aggancio con il presente. I cantori dell’epoca possono paragonarsi alle veline di oggi. Solo due lo diventano mentre le altre vivono la sconfitta. La storia di Napoli si prestava i miei interessi”. È questa la risposta che dà l’autore alla domanda posta dal pubblico presente in sala sul come abbia avuto inizio il suo percorso per parlare di un qualcosa molto più noto e rinomato fenomeno, grazie anche al cinema, sotto il nome Farinelli, noto cantore pontificio.
La coordinatrice Santa di Salvo solleva la delicata questione della sessualità di questi cantori castrati. Una sessualità ambigua o addirittura bisessuale. La giornalista è stata una delle prime a recensire il libro e parla di una ripulitura da parte di Macchi di un folklore morboso che circolava attorno a questi ragazzi di 15 e 16 anni, nell’espressione delle loro emozioni d’amore.
“Il
discorso di togliere la morbosità era funzionale al libro…” risponde
Macchi tenendo in mano un libro che raccoglie le lettere d’amore del
Farinelli di quando aveva 30-33 anni e di cui rende partecipe il pubblico
leggendone qualche stralcio e dimostrandone l’assenza di frasi morbose e
semmai la presenza di un dolore sommerso per la propria condizione votata al
canto e al culto delle “voci bianche”.”…La morbosità viene da un
giudizio morale che all’epoca non c’era. Farinelli era il paradigma a cui
aspiravano i ragazzi (i napoletani avevano il Caffarelli), all’epoca era
come se oggi si portasse il ragazzo nel vivaio della Juve sperando che diventi
Del Piero” continua l’autore che ribadisce la sua intenzione di scrivere
un romanzo che dal 1700 facesse pensare all’oggi perché la competitività
è un argomento di oggi. “Gli schemi che ci mettono davanti portano ad
aspirare al successo. C’è la possibilità di leggere questo romanzo in una
chiave alternativa pensando all’oggi e al perdente per eccellenza quale era
un ragazzo che aveva subito una mutilazione irreversibile e che non veniva
scelto per esibirsi alla Cappella Pontificia”
Costruito come un’opera sinfonica e suddiviso per Prologo o Sinfonia, Intermezzi o Notturni, Epilogo e Finale, la storia e la trama si prestano perfettamente ad un ponte tra passato e presente i cui parallelismi sono non solo calzanti ma attuali e storicamente documentati riproducendo l’ambiente e l’atmosfera esistente in questo viaggio a ritroso nel passato per poi ripercorrerlo fino ai giorni nostri.
23 marzo 2003