|
|
L'Imbalsamatore un film di Matteo Garrone di Ely Demarco |
Atmosfera “noir” e toni da tragedia greca si affiancano in questa storia forte, ambientata ai nostri giorni in un Litorale Domizio dove degrado e squallore appaiono perfettamente assonanti rispetto alla vicenda narrata.
Una storia d’ amore – anzi di amori – e morte, dove i vertici del classico “triangolo” si confondono, mescolando passione omo ed eterosessuale, fragilità e plagio, normalità e trasgressione…
Il protagonista e’ Peppino Profeta, l’imbalsamatore.
Un uomo piccolo, un nano, ma autentico artista nel trattare animali morti, svuotandoli e riplasmandoli per renderli eterni, con mani abili che diventano presto oggetto di attenzione da parte della malavita locale….
Alla ricerca di un allievo al quale trasferire la sua abilità, l’imbalsamatore incontra Valerio, ragazzo bellissimo e dotato, che accoglie nel suo laboratorio e in seguito nella sua casa, legandosi a lui con un rapporto forte e ambiguo; Peppino gli insegna tutto, lo copre di attenzioni, gli offre tutti gli svaghi propri del suo ambiente, organizza festini con prostitute, lo conduce in localacci ed alberghi costosi, manipolando Valerio così come manipola i cadaveri degli animali, e poi quelli degli uomini…seducendolo e trascinandolo in una passione i cui termini concreti vengono solo accennati, così come resta sfumato il legame dell’allievo - emotivamente fragile, economicamente dipendente e caratterialmente passivo - nei confronti del maestro che esercita su di lui ogni possibile ascendente.
L’equilibrio di questo legame, che immerge Valerio nel mondo di Peppino - un mondo equivoco, contaminato dall’ombra incombente della camorra - viene scosso dall’incontro con Deborah. Peppino inizialmente la accetta come il prezzo per mantenere con sé Valerio, tentando di usare la ragazza in un rapporto a tre in qualche modo funzionale alla sua passione; ma velocemente la situazione si deteriora, precipitando verso l’epilogo….
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
I volti dei personaggi - “veri” come raramente un attore riesce ad essere-, il parlare (quasi non viene in mente il termine “recitazione”) stentato, spezzato, i dialoghi ambigui, ammiccanti, rendono in modo incredibilmente autentico il mondo degradato e corrotto nel quale si svolge la vicenda.
Una fotografia “visionaria” ci offre, come scenario assolutamente perfetto per la vicenda, le immagini e l’ atmosfera - ricche di uno strano, torbido fascino - di quell’aberrante opera edilizia, il Villaggio Coppola, che ha deturpato un luogo di mare in passato caratterizzato da dune di sabbia e pinete.
Le immagini di questo luogo abbandonato al degrado, colto nella sua dimensione invernale, riflettono l’angoscia, il vuoto, l’aura quasi malefica di una storia terribile e vera fino all’inverosimile: un mix coerente, che fa di questo film un piccolo gioiello ricco di suggestioni e di simbolismi, sicuramente da non perdere!
Ely Demarco