"Egittomania: Iside e il mistero"
in mostra al Museo Archeologico di Napoli
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nota di Fiorella Franchini
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di Ely Demarco
Ideata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta e la Soprintendenza di Pompei, la mostra "Egittomania: Iside e il mistero ", inaugurata giovedì 12 ottobre, al Museo Archeologico di Napoli, conduce il visitatore lungo un percorso ideale che unisce idealmente Campania ed Egitto, nei secoli, fino ai giorni nostri. La Campania ha sviluppato questa attrazione per la civiltà egizia fin dall'IX secolo a.C.. Prima della colonizzazione greca e poi in età ellenistica e romana, i traffici commerciali, insieme a mercanzie preziose, portarono simboli egiziani con significati religiosi e magici, come gli aegyptiaca, amuleti in forma di scarabei, pendagli, statuette, collane ad occhio. L'alta mortalità infantile e da partodiffuse rapidamente, tra le popolazioni indigene, l'uso di oggetti con forte valore di protezione e difesa, come provano numerosi reperti rinvenuti in corredi tombali di Capua, Cuma, Ischia. Dopo un periodo di stasi che durò dal VI secolo fino all'età ellenistica,in epoca romana, marinai e commercianti alessandrini che frequentavano i porti campani, introdussero diversi culti egiziani tra cui quello di Iside, dea lunare protettrice nella vita quotidiana e in quella ultraterrena. La mostra, che resterà aperta fino al 26 febbraio 2007, propone le principali testimonianze del culto di Iside nei Campi Flegrei con materiali recentemente ritrovati a Pompei, Ercolano, Napoli, Benevento e presentati per la prima volta al pubblico. Particolarmente interessante è la ricchissima documentazione del tempio di Iside a Pompei costituita da splendidi affreschi, strumenti di culto, sculture che ricostruiscono la magica atmosfera del santuario. A questi reperti si aggiungono i numerosi ritrovamenti che riconducono ad un culto privato e testimoniano la diffusione dei riti dedicati alla dea egizia. Durante l'impero romano, l'egittomania divenne una vera e propria moda che influenzò l'arte e la cultura come testimoniano suppellettili, monili, decorazioni scultoree ritrovate nelle case di Pompei ed Ercolano. In età moderna la cultura egizia ispirò artisti come Mozart ma anche la produzione artigianale, artistica ed architettonica della Campania, sfingi, obelischi, vasi canopi, diffusi a Napoli e nelle altre città della regione e, persino le meravigliose ceramiche della Real Fabbrica Ferdinandea, nonchè un'intensa attività antiquaria egittologia, basti pensare alla collezione del Cardinale Stefano Borgia e a quella di Giuseppe Picchianti confluite nel museo napoletano. Non a caso, la collezione egiziana del Museo di Napoli, fu formata precedentemente alle maggiori raccolte egittologhe d'Europa del primo Ottocento. I materiali provengono da collezioni private e da scavi borbonici nell'area vesuviana e flegrea e sono molto eterogenei perchè messi insieme in più epoche, con gusti e metodi difformi. Un insieme unico che, oltre all'indiscusso valore archeologico, ha un importante significato storico-documentario in quanto testimonia una serie di atteggiamenti e di tendenze di gusto della cultura antiquaria del tardo Settecento e d'inizio Ottocento. La rassegna appena inaugurata guarda al passato, ma si rivolge alle civiltà del nostro tempo, suscitando attenzione per il diverso e per il valore della cultura. "Il culto di Iside, - ha sottolineato l'onorevole Mazzonis, sottosegretario ai Beni Culturali, - con le sue segretissime cerimonie d'iniziazione, con la sua prevalente dimensione privata, riconduce ad un senso profondamente intimo della fede e sgombra il campo al multiculturalismo". L'allestimento dei materiali raccolti fornisce gli strumenti museografici necessari ad integrare le informazioni fino ad ora acquisite e rifare il punto scientifico sulle conoscenze raggiunte nell'ambito di questo interessantissimo fenomeno religioso, quale fu il culto di Iside e delle altre divinit? egiziane, con tutte le conseguenze sociali, politiche, economiche, nel contesto di una delle regioni più importanti dell'Italia antica. Il prossimo obiettivo, si augura Stefano De Caro, curatore della mostra e dellosplendido catalogo, è quello di passare da una cultura dell'evento ad iniziative fortemente ancorate alle realtà del nostro territorio. La valorizzazione del patrimonio culturale è ormai una priorità della politica, e "il successo delle ultime esposizioni organizzate nei musei napoletani - ha osservato l'assessore Di Lello - conferma la validità di una scelta di fondo dell'amministrazione locale: puntare sulla cultura per favorire la crescita economica e sociale". Nel rispetto di questa ottica, si esporta l'esperienza capitalizzata e si valutano, possibili trasferte della mostra in musei stranieri. L'egittomania si prepara a riconquistare l'Occidente con i suoi incredibili reperti archeologici. Si riaccendono i riflettori su questa ossessione ricorrente e il piacere del gusto torna allo stato di idea con le sue suggestioni, i suoi misteri, le sue curiosità ancestrali. |
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(Fiorella Franchini - napoliontheroad - novembre 2006)