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PALAZZO
PETRUCCI
di Franco
Celentano
Piazza
San Domenico Maggiore si può considerare, a buon diritto, la culla
dell’arte e della storia della nostra città.
Oltre
alla splendida Basilica, infatti, da cui mutua il nome, vi figurano
alcuni tra i palazzi appartenuti alle grandi famiglie che hanno
rappresentato nel bene e nel male, per secoli, la storia e la
tradizione del nostro popolo.
Qualche
nome?
Palazzo
di Sangro, Palazzo Corigliano, Palazzo Casacalenda.
Tra
questi, sul lato occidentale della Piazza, figura il Palazzo
Petrucci.
Detto
palazzo fu costruito da Bertrando III Del Balzo, gentiluomo
provenzale venuto a Napoli al seguito degli Angioini, che sposò nel
1308 Beatrice d'Angiò, figlia di Carlo II.
Questo
gentiluomo fu uno dei personaggi più rappresentativi e potenti del
suo tempo sia perché cognato di re Roberto d’Angiò sia per il
prestigio di cui godeva a Roma, ove fu senatore nel 1323, ed a
Firenze dove, in qualità di Capitano Generale dei Guelfi, partecipò
all'assedio di Montecatini.
Quando
Bertrando morì il palazzo passò ad Antonello Petrucci che, dopo il
terremoto del 1456, ne rifece il portale, che mostra forti influenze
toscane, e il cortile interno che, secondo i canoni
dell'architettura catalana, é aperto da ampi loggiati.
Antonello
Petrucci era Segretario di Stato del re Ferrante d'Aragona, contro
il quale, in seguito, si schierò nella notissima congiura dei
Baroni che tanti lutti causò alle famiglie nobili napoletane.
L'ira
di Ferrante non risparmiò, ovviamente, una persona che, pur
essendogli tanto vicina, l’aveva tradito, per cui il conte fu
decapitato davanti a Castel Nuovo l'11 dicembre 1486.
Oggi
é sepolto nella vicina chiesa di San Domenico e, all'interno della
cassa logorata dal tempo, si può ancora vedere, con orrore, la
testa del conte staccata dal corpo e ricomposta sul collo.
Dai
Petrucci il fabbricato passò nelle mani dei Principi di Castiglione
e, in seguito, nel 1698, in quelle dei Governatori del Banco del
Santissimo Salvatore, cui si deve la statua murata nell'androne
d'ingresso, che lo restaurarono in parte cambiando la forma delle
porte e le finestre che erano in stile gotico.
Nel
1806, abolito il banco e acquisito dal Demanio, il palazzo fu sede
della Gran Corte dei Conti per passare definitivamente a privati nel
1829.
La
successiva ristrutturazione, che diede al fabbricato l'aspetto
attuale, fu opera dell'architetto Giuseppe Califano.

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