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CHIESE
DI NAPOLI: SAN GIOVANNI A CARBONARA
di
Franco Celentano

La
chiesa di San Giovanni a Carbonara sorge nei pressi delle mura che
cingevano la città, quasi addossata alla Porta Capuana,
e prende il nome dalla prospiciente Via Carbonara, situata fuori
della cinta muraria e così denominata perché in essa, in epoca
medioevale, era ubicato il carbonarium
dei rifiuti urbani.
E’
uno splendido edificio, ricco di storia e d’arte, ed è, senza
alcun dubbio, una delle chiese napoletane più importanti sotto il
profilo artistico.
Fu
costruita a partire dal 1339 ed è dovuta alla munificenza di
Gualtiero Galeota che donò alcune sue
abitazioni ed un orto a frà Giovanni
d’Alessandro, abate del vicino romitorio degli agostiniani affinché
facesse costruire un convento dedicato a San Giovanni, venerato
protettore della sua famiglia.
Per
consentire l’avvio dell’opera, altre donazioni dovettero seguire
la prima e perciò si può affermare, con buona approssimazione, che
i lavori ebbero inizio nell’anno 1343.
Il
progetto iniziale fu affidato da frà
Dionigi, abate succeduto a frà Giovanni
d’Alessandro, a tale Masuccio II
mentre l’esecuzione è attribuita ad Angelo Criscuolo.
La
costruzione iniziale subì successivamente, per volere dei sovrani angioini,
ampliamenti ed abbellimenti che furono eseguiti sotto la guida di
Giosuè Rocco fino alla morte di Ladislao d’Angiò
Durazzo, avvenuta nel 1414.
L’interno
è a pianta rettangolare con cappelle laterali e presenta
un’abside quadrata cui è addossato il monumento funebre di re
Ladislao, voluto dalla sorella Giovanna II ed affidato ad Andrea da
Firenze e a Leonardo da Besozzo, che lo
completarono nel 1428.
All’abside
fa seguito la splendida cappella circolare dei Caracciolo
del Sole con il sepolcro di Sergianni
Caracciolo, gran siniscalco del Regno e,
si dice, amante della regina.
Il
mausoleo di Ladislao e la Cappella Caracciolo
possono essere considerate le opere più significative sotto il
profilo artistico dell’intero complesso che ospita, tra l’altro,
i monumenti funebri di Galeazzo Caracciolo
e Antonio Caracciolo, realizzati da Gian
Domenico d’Auria e Annibale Caccavello.
Nella
navata sono di notevole pregio l’altare della Madonna della
Grazie, con la statua della Vergine col Bambino, opera di
Michelangelo Naccherino ed il Sarcofago
di Biagio Marsicano, di Annibale Caccavello.
La
chiesa di San Giovanni a Carbonara è, purtroppo, chiusa al culto e,
praticamente, é impossibile visitarla.
Qualche
anno fa le autorità cittadine disposero, in occasione di una
particolare ricorrenza, la sua provvisoria riapertura ed il fatto
ebbe grande rilevanza, non solo in Italia.
Moltissimi
furono i turisti che convennero nella nostra città per ammirare un
monumento tanto importante e molti furono gli studiosi che
poterono finalmente apprezzare opere d'arte che avevano potuto
vedere solo in fotografia.
Entusiatici
furono i commenti e molti si illusero che si fosse, finalmente,
imboccata la strada giusta.
Gli
appassionati di storia si affrettarono ad affermare che gli angioini
si apprestavano a restituire ai napoletani il frutto dei tanti
sacrifici fatti per rendere bella la loro città.
Qualcuno
ricordò la prima disobbedianza civile
di un popolo alla fame che lottava per ottenere dagli avari sovrani
qualche opera d’arte in meno e razioni più generose di pane e di
olio.
Ma
passò l’euforia e, come tutte le cose di Napoli, tutto finì
nel silenzio e nell’indifferenza.
Passato
'o Santo, passata 'a festa!
Vogliamo
provare a mettere in mostra, oltre alle accertate e tanto conclamate
vergogne, anche quanto di buono é stato fatto nella nostra città
in oltre duemilacinquecento anni di storia?
L’apertura
di San Giovanni a Carbonara sarebbe un ottimo inizio.
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