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Una cultura… sulla pizzadi Annarita Cardaropoli |
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Può sembrare assurdo ma non lo è: anche intorno al nostro piatto più famoso al mondo e che diffonde dappertutto il marchio “Made in Italia”, c’è una cultura secolare alle spalle che permette di mantenerne alto il nome ed il prestigio.
Tradizioni secolari, passioni innate, e la mano “dell’artista” permettono ancora di darle quella sorta di unicità a discapito delle molte altre prodotte e per la salvaguardia dalle numerose imitazioni. Sono svariate le iniziative promosse al fine di garantirne la sua originalità contro l’ondata di fantasie e sempre nuovi ingredienti che ornano e farciscono pizze dai sapori più bizzarri. Quindi spazio all’esclusiva di poter assaporare solo le sue varianti più note e “codificate” dalla tradizione, ovviamente, altrimenti la soluzione è concentrarsi sugli ingredienti e la loro qualità… perché contribuiscono a fare la differenza. Spesso i dibattiti più comuni cadono sul gusto della mozzarella, che da noi è possibile mangiare come piatto a se e senza condimento, (non è un caso che è ciò che mi manca più profondamente della mia terra), ma anche sul pomodoro. Difficilmente quindi le cause sono imputate ad un altro indispensabile elemento: il vero segreto che tutti ci invidiano è nella farina. Già dal ’95 infatti il sig. Molino Caputo, nel contesto dell’Associazione Verace Pizza Napoletana (esiste addirittura un’associazione!) sorta nell’84 proprio per fissare le norme sulla sua preparazione, propose di stabilire le caratteristiche della farina migliore. La consulenza del prof. Carlo Mangone, docente universitario di scienze della nutrizione, servì per collaborare alla resa di una farina di alta qualità, utilizzata ora dalla maggior parte dei pizzaioli napoletani. I risultati sono sotto… il palato di tutti grazie alla sua morbidezza ed elasticità che consente di manipolare agevolmente l’impasto prima della lievitazione. La farina del Molino, come è stata chiamata, permette di essere leggera e digeribile, seguendo la tradizione e nonostante l’esclusiva “altezza” della nostra pizza stesa a mano e non con il più usuale mattarello.
Piatto semplice e gustoso, nutriente senza ingrassare, è divenuto oramai per tutti un bissnnes su cui investire e che permette l’attuale esistenza di circa 3000 pizzerie in tutta Italia con un miliardo e mezzo di pizze l’anno, e per noi un evento culturale da oramai diversi anni grazie a Pizza fest. Dal 16 al 22 settembre presso la Mostra d’Oltremare è infatti possibile contare 30 forni, 70 pizzerie che sfornano ogni sera circa 120 pizze tra le quali qualcuna potrebbe finirci sotto i denti. Con il biglietto d’ingresso all’area espositiva è possibile infatti cenare e gustarsi spettacoli di musica e di cabaret. In programma: l’Orchestra Napoli Opera con Gianni Conte e Brunella Selo ma anche una lunga serata dedicata al ballo Latino americano, il concerto di Tony Esposito, la speciale guest di Gianni Fiorello ed altro ancora. Possibilità ce ne sono molte, e quando la cultura si sposa con il gusto è sicuro l’appagamento dei sensi, anche quelli che con maggiore facilità si tende ad appagare facendone poca… di cultura e senza l’acquolina in bocca.