Una nuvola come tappeto” di Erri De Luca
                          
                                          di Annarita Cardaropoli                                             

 

                                                                 

       

            Nell’attuale società, tendenzialmente laica e piena di infiniti pregiudizi, è difficile credere di poter assistere ancora a delle fasi di ripresa così massicce di culto popolare, come esempi attualissimi dimostrano. La religione non è vissuta più nella quotidianità e nel conforto dettato dalla paura di chi non sa, ma di momenti di comune necessità emersi dal mare dell’insoddisfazione e delle angosce ataviche e presenti. Questo non può bastare, non riesce a giustificare la determinazione necessaria che solo l’istinto conservativo della massa e l’essenza del divino possono spiegare. 
 
        E’ necessario credere in Dio per poter leggere il testo di De Luca, se non lo si fa, è inutile accostarcisi; perché lui ci crede veramente. Per una religione che vive l’incostanza dell’uomo di oggi e che malevolmente si lega ai ritmi attuali del mondo, esiste ancora ciò che le permette di restare agganciata e di non farsi trascinare dal vortice degli eventi e dallo scorrere del tempo. La Bibbia è un capolavoro inestimabile di letteratura, la prima storia ad essere impressa a stampa e “forse l’ultima tipografia del nostro mondo, quando infine cesserà, avrà in macchina una sua riedizione”. La Bibbia ha accompagnato buona parte della vita dell’uomo, è stata partecipe della sua storia, e vive nel nostro passato e nelle generazioni che verranno.Ma la sua grandezza non è tutta qui. E’ infatti l’unico libro in cui un dio parla agli uomini, in cui si leggono le sue parole, in cui riconoscere la sua essenza. Mai altro Dio è stato così vicino, mai altro libro ha suscitato così tanta curiosità ed  il necessario bisogno di saperne di più, di aggiungere ancora qualcosa a ciò che era già stato detto. 
 
        Nonostante i tanti scritti, De Luca decide di farne un altro e non di quelli rivelatori, alla scoperta di chissà quale mistero nascosto tra le righe, ma semplicemente come appassionato conoscitore della lingua originale in cui fu scritto, attento osservatore di episodi, aneddoti, piccole situazioni che mostra di conoscere a memoria. La sua passione è così libera di districarsi nei vari casi e nella sorte dei diversi personaggi interrogandosi profondamente sulle motivazioni dei comportamenti divini ,ai quali, trova sempre soluzioni esaurienti che mantengono una coerenza di fondo con il resto e legami forti con il testo tutto. Sorprende dunque non la profondità di ricerca dei significati ma la semplicità lampante degli stessi racconti nella storia di Sansone e la sua passione folle per Dalila, nella resistenza di Isacco, nell’impresa di Mosè, nei sogni di Giuseppe, nella vendetta di Reuven l’impetuoso, nell’inganno di Giacobbe a sua volta ingannato e della moglie Rachele,  partendo dalla torre di Babele fin dentro il ventre della balena dove rimase chiuso Giona per tre giorni.
 
         E’ dunque una rilettura significante, che nella caratterizzazione dei personaggi, non può che suscitare un vivo interesse unito a piccole sorprendenti scoperte. Ritengo sia sempre piacevole avere a disposizione una nuova chiave di lettura per osservare quello che si sa da un nuovo punto di vista, resta un modo per saperne di più, in questo caso ancora di più. Erri ha reso facile ciò che è complesso, è riuscito a svelare ciò che era nascosto, si è accostato a tale soggetto riuscendo a cavarsela alla grande grazie alla sua preparazione, ad una passione privata, ad uno studio segreto e profondo “dietro le quinte”. Il tappeto di nuvole che guida gli Ebrei nel deserto fino alla terra promessa è il tappeto che spera di trovare anche l’autore nel suo lavoro per essere guidato sulla strada giusta e nella vita quotidiana; è il tappeto di cui necessitiamo, sono le nostre sicurezze, le nostre certezze, tutte condensate sopra di noi, sospese sulle nostre teste. Come il popolo della terra di Scin’ar volle sfondare il soffitto della piccolezza e dei limiti umani per avvicinarsi di più a Dio ed essergli al di sopra trasformando il loro gesto in una Babele, così fu concesso solo ad un unico uomo di nome Mosè di accostarsi a Dio, sul Sinai, per due volte.
 
        Tra le righe degli avvenimenti una piccola ricerca filologica sul significato della parola e la sua origine sono una chicca che ci permette di capire di più ciò che per noi è molto complesso e lontano nel tempo; sforzo necessario dunque, per nulla tedioso, nella convinzione, per chi scrive e per chi legge, di afferrare ciò che scivola giù dalla nostra nuvola e non permettere mai alla nostra incostanza di lasciare qualcosa sprecato. La provvidenza divina giusta ed equa distribuì tutti i giorni la manna dal cielo per quarant’anni affinché il suo popolo potesse raggiungere la terra promessa, non permise mai l’accumulo se non il sabato prima del giorno di festa, scelse di parlare ai profeti prima direttamente poi tramite i sogni, aiutò il suo popolo liberandolo dai diversi domini che i secoli gli consegnarono, ha fatto loro il dono più grande in un testo che è per il suo popolo unico elemento di congiunzione, oltre tutte le difficoltà storiche, tutti gli eventi avversi. “Forse un giorno si riuscirà a risalire le generazioni e ricostruire il cespuglio di incroci che ci hanno preceduti, in buona parte, determinati”, forse allora smetteranno le atrocità , ogni popolo avrà la sua pace e la Bibbia terminerà i suoi presagi, forse non ci sarà più bisogno delle nuvole a giudare i nostri passi perchè cammineremo avanti, così, gli uni vicino agli altri.

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