|
|
“Note napoletane a Roma" Riflessioni al chiaro di luna sullo spettacolo tenuto da Beppe Barra a Villa Ada a Roma lo scorso 28 giugno di Annarita Cardaropoli |
| ||
C’è da chiedersi quale sarà il posto occupato dalla musica napoletana nel prossimo futuro, dopo un trascorso così importante ed un presente altrettanto florido. Esiste forse una sorta di magia che le permette ancora tanti successi discografici, suffragati da interpreti di una certa levatura e preparazione artistica. Il problema resta la concorrenzialità , non trascurabile, con la musica leggera italiana, per la sua diffusione e la continua ascesa. Tra i vari fattori che ne hanno segnato la salita ne cito uno di rilevanza non indifferente: l’omologazione linguistica. Tale fenomeno, che ha caratterizzato il nostro paese trasformandolo profondamente nel corso degli ultimi cinquant’anni, complice il settore televisivo, non ha ancora spento però, se mai sarà possibile, le sfumature ed i colori regionali che vivono tradizioni di storie diverse, dominazioni ed invasioni ancora troppo lontane. Che cantare in italiano sia un modo per farsi conoscere in minor tempo da un pubblico più ampio e variegato? Forse, anche se non è detto, in ogni caso non può essere fattore di scelta obbligato. Tutto finirebbe con il trasformarsi in qualcosa di riduttivo, un volgare appiattimento, oltre a non tenere in debito conto la nostra tradizione canora. Le canzoni napoletane hanno tutt’oggi una loro collocazione in festival nazionali, in programmi televisivi, nelle emittenti radio italiane, nei concerti realizzati un po’ dappertutto. Senza dimenticare la famosa ed oramai” classica” ‘O sole mio e la sua fama di rappresentante l’Italia tutta all’estero, e senza “adagiarsi sugli allori”, come si suol dire, bisogna farsi portavoce ed attestarne una presenza forte in diverse località, non solo in alcuni periodi dell’anno, come quello estivo, e non solo nelle così dette “zone balneari”.
L’altra sera sono stata partecipe ad un concerto di Beppe Barra e sono riuscita a gustare in una volta sola i miei ricordi malinconici per una città vissuta “da lontano”, ed il trasporto del pubblico romano, in questo caso. Napoli a Roma, dunque non molto lontano. Era il 28 giugno e mi trovavo a Villa Ada, vicino al laghetto dove, ogni anno, si propongono cantanti, comici ed altri artisti italiani in genere. Su di un palco attrezzato di tutto, nell’atmosfera quasi irreale data dall’immersione contemporanea nella musica e nella natura, mi sono lasciata trasportare dalla sua vivace rivisitazione dei nostri più celebri brani. Tutto era perfetto. La luna si specchiava sul lago, la musica, avvolgendoci, arrivava a riempire tutti gli spazi fin sopra le nostre teste, sotto un soffitto di foglie, la melodiosità del nostro dialetto si sposava perfettamente con la languidezza del luogo. Che sia il sentimentalismo innato delle sue note e dell’anima napoletana il motivo del suo continuo successo e della mia perdita di dimensioni? Resta il fatto che, quando è finito il concerto, ero ancora con gli occhi chiusi sprofondata nella mia sedia.
Beppe Barra tornerà al laghetto di Villa Ada e con lui l’inquieta domanda se riusciranno ancora e per quanto le nostre note a riempire la testa degli italiani e ad inchiodarli ai propri posti in preda ad un turbinio di emozioni. Per il pubblico dell’altra sera è stato così, me compresa, forse la cosa più giusta sarebbe ascoltare soltanto.