Le arene all’aperto, un evento ben accolto dal pubblico

di Annarita Cardaropoli

                                                                 

Anche per quest’anno il fenomeno “Cinema sotto le stelle” è quasi terminato risultando di esito estremamente positivo, nonostante i numerosi impedimenti dovuti al clima molto saltellante di un’estate rovinosa un po’ per tutti, e non solo per le vacanze. Evento simpatico, sempre vario, con proposte cinematografiche tra le più seguite per divertirsi “stando al fresco”.E’ oltremodo un obbiettivo culturale che permette un accesso più largo ed ha sempre un’ accoglienza a fascia ampia, inglobando anche i più ostinati ed i più pigri. Certo è più facile catalizzare l’attenzione del pubblico quando c’è di mezzo il cinema, molto meno per il teatro ed ancor più per mostre, musei, pinacoteche, presentazioni di eventi e libri… ma è sempre un inizio. La soluzione migliore è risultata la combinazione dell’evento ludico e cinematografico con quello più impegnato riuscendo, in una sola volta, ad ottenere doppio risultato. E’ il caso, tra gli altri, dell’arena attrezzata al Maschio Angioino che non solo ha fatto tanto pubblico per tutti gli spettacoli, ma ha intelligentemente proposto varie mostre fotografiche che si sono alternate ed hanno trattato temi molto diversi. Certo quest’arena in particolare aveva dalla sua parte lo spettacolo meraviglioso del castello angioino di sera illuminato a giorno, ma questo è un altro discorso e non toglie niente alle altre arene altrettanto posizionate in posti strategici tra le tante ricchezze storiche- architettoniche della nostra città. Le arene hanno dato spazio anche a spettacoli teatrali, il più delle volte comici, ed a qualche raro balletto. L’evento dell’anno per idiozia e volgare comicità è stata la realizzazione in palcoscenico della trasmissione televisiva “Telecafone”. E siamo così scesi al massimo consentito dove più in basso non è possibile andare. Ma è stato un grande successo anche questo ed è necessario interrogarsi sui motivi che l’hanno determinato. Questa volta la fascia sociale presa in considerazione è molto ristretta ed oltremodo abbondante di numero. Piace a coloro che riescono ad immedesimarsi negli attori, nelle loro più o meno reali difficoltà di parlare in italiano, di non riempire le frasi di cattive parole, di vivere la loro vita esasperando la sessualità e trascendendo in pura volgarità. Niente da ridire e nulla di nuovo visto che il teatro è sempre stato anche questo, anzi a dirla sul serio, è partito con questa tipologia di piacere popolare per poi “incivilirsi” ed acculturarsi. Il tono è dunque basso dall’inizio alla fine, ma la gente ride, si diverte, ama morbosamente gli interpreti e partecipa anch’essa, magari a sua insaputa, dell’evento più grande che rientra nel concetto e nella terminologia di teatro. Bisogna farsi coscienti dell’ inevitabile varietà di situazioni e tipologie che il teatro propone, sono i risultati quelli che contano: i cieli di Napoli, per tutta l’estate, sono stati spettatori dell’accendersi e dello spegnersi di tante luci, dell’aprirsi di vari sipari, per ogni serata.
 
                                                                                                                                    

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