Libri per l’estate 7: Roberto Tossani, I sassi vanno matti per le sasse, Zandegù, Euro 13, pp. 164

 

Tutti abbiamo ossessioni letterarie, temi ricorrenti che ci porteremo dentro finché un analista, una persona cara, uno sconosciuto non ce li risolveranno. Per Tossani il refrain è l’oblio, è la memoria: vuole dimenticare, ha paura di non ricordare o ha studiato troppa filosofia. Il suo esordio narrativo è il primo romanzo pubblicato da Zandegù, neonata casa editrice torinese guidata da Marianna Martino che con l’entusiasmo dei ventitré anni mi ha convinto su questo libro di non facile lettura.

Il protagonista, Bonifacio Quaresima detto Bon, ha la pelle del viso e del corpo ricoperta di bubboni pulsanti e eruttanti sebo nei momenti cruciali. Gli altri personaggi sono uniti dall’amicizia e da caratteristiche fisiche accentuate: Maria obesa con pelle di pesca, Angie bellissima pur non avendo un occhio, Domenica delle Palme detta Dom normale e al tempo stesso fuori di testa, Tom attraente ma incapace di capire le donne. Cercheranno la felicità innamorandosi: Bon di tutte, Tom di Dom. I molteplici finali non svelano se si salveranno dalle difficoltà della vita.

Cosa abbia veramente voluto raccontare l’autore lo si capisce nelle ultime pagine del libro. Bon guarirà dai bubboni quando scoprirà che sa leggere nei sassi i ricordi dimenticati da chi li ha vissuti, l’oblio, o da non dimenticare, la memoria. Il ricordo del sasso di Bon è una delle metafore più riuscite.

La lavorazione di questa favola visionaria è stata lunga e perigliosa. Nel 1990 chiedono a Tossani un monologo teatrale, lui scrive un Manifesto dell’Oblio che non sarà rappresentato ma darà il via al romanzo, seguono altre stesure fino all’intervento dell’editore che con centinaia di note contribuisce a dare forma compiuta al magma narrativo.

Unica avvertenza per i lettori: la scrittura metaforica è per molti ma non per tutti. Bon fa il “volatore di palloncini” in una fabbrica del Nordest, i palloncini siamo noi?

 

Annarita Briganti

 

25 luglio 2006