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La Grande Arte Italiana "Grande Opera Italiana" Mostra a Castel Sant'Elmo a cura di Achille Bonito Oliva di Annarita Briganti |
Una domenica d'estate, precisamente la domenica della
settimana di Ferragosto (la settimana estiva per eccellenza).
Superati i tempi di "stessa spiaggia, stesso mare", con bibita e
frittata di maccheroni.
Snobbate le feste dei pseudo Vip da Costa Smeralda (tutti zebbrati, tirati,
gonfiati. sembrano mostri).
Decaduto il mito del calciatore, da inseguire a Capri o Montecarlo (si sposano
giovanissimi e solo con vallette o veline. a 30 anni sono già nonni di future
vallette o veline).
Archiviata la ricerca del fresco attraverso scalate di ignote montagne, con il
numero del soccorso alpino in tasca (già troppa pioggia, e ombra e inverno).
Non resta che andar per musei (se proprio non si vuole oziare).
A Napoli, Castel S. Elmo, è allestita una mostra dedicata all'Arte
Contemporanea ("Grande Opera Italiana", come sennò?).
Il curatore, per niente fallimentare, è Achille Bonito Oliva. Critico, e
personaggio, controcorrente. Studioso attento, un pò mecenate, molto
meridionale (salernitano, credo).
Il risultato è sorprendente (con qualche "se" e "ma",
ovviamente. nessuna guida in carne ed ossa, nessuna audio guida, nessuna
indicazione del percorso, nessuna brochure informativa, nessun bar per un caffè
o un dolcino. dopo tanto camminare).
Nelle antiche sale del castello, sullo sfondo mare aperto, si possono incontrare
Boetti Bianchi Spalletti Anselmo Paolini Penone Zorio Kounellis Fabro Merz
(Mario e Marisa) Pistoletto Paladino Calzolari Salvadori.
Per quelli come me (assolutamente inesperti di arte, di arte moderna) nomi.
Nient'altro che nomi (si, Paladino. quello dello Swatch?!).
Ma quelli come me (assolutamente esperti di emozioni) sanno riconoscere i
capolavori.
Remo Salvadori, utilizza cucchiai enormi per far zampillare acqua da una fontana
circolare oppure tazze giganti per decorare pareti (al posto dei vecchi quadri).
Zorio prende l'argilla e ne fa un tappeto (bellissimo, una delle cose più
belle). Ne fa un TAPPETO, veramente.
Marisa Merz disegna bambine con lamine d'oro. Pochi tratti leggeri, pochi
sorrisi (bambine tristi, ma preziose).
Mario Merz è meno leggero.
Installa animali non identificati in alto, sotto il soffitto. Sul corpo
incisioni luminose di numeri (secondo una formula matematica che invito a
scoprire).
Si domanda se lo spazio sia curvo o dritto (in effetti, è curvo o dritto?). Se
"girano intorno a noi o noi giriamo intorno alle cose" (in effetti,
girano o giriamo?).
E crea un'opera strana, peggiore delle intuizioni generatrici.
Jannis Kounellis (uno dei più quotati) non rinuncia a nessun materiale.
Ferro, piombo, carbone, vetro, legno. Pura macedonia di materia, da gustare.
Mimmo Paladino (sopravvissuto alle montagne di sale e agli orologi svizzeri)
racconta le radici dell'uomo.
Con totem rovesciati, sostanze povere, colori e lavorazioni di epoche passate
(in cui è vissuto, chissà).
Alighiero Boetti (dieci anni prima delle Torri che crollano, delle bombe che
distruggono) disegna su tela la carta geografica completa. Ogni nazione colorata
come la sua bandiera.
Ai lati, una scritta (profetica) "Scendere verso il basso a Peshawar e gli
amici Afghani" (ma qualcuno ha scelto di "lanciare armi verso il basso
e i nemici Afghani").
Alla vigilia dell'11 settembre, come non confondere Arte e Vita?