UN ANNO DOPO

Il ritorno di Luttazzi e Comicon

 a cura di Annarita Briganti

                                                       

 

E’ passato un anno, più o meno. Da quando Daniele Luttazzi non volle farsi intervistare (da me), da quando scoprii che i fumetti non sono male.

Nella stessa giornata (assolutamente primaverile), nella stessa città (Napoli), Luttazzi e Comicon hanno proposto modi diversi di essere Cultura.

Daniele Luttazzi, stesso giubbetto rosso stesso jeans stessa camicia di un anno fa, ha raccontato il nuovo libro (intitolato, con modestia, “Capolavori” Feltrinelli).

E’ una raccolta di disegni.

Volti in bianco e nero, donne per lo più (refurtiva del suo lontano passato televisivo di vallette).

Tratto stilizzato, a tratti ondeggiante.

Difficile dire se quei soggetti (che ridono, pensano, mangiano un pezzo di pizza), attraverso le mani (e i calli) di Luttazzi, siano diventati opere d’arte. O se siano rimasti ciò che sono, esseri normali fotografati con matita e carta nell’attimo in cui ridevano, pensavano, mangiavano un pezzo di pizza.

Centinaia di persone, sedute ovunque (inclusi piedi della prima fila), non hanno aspettato per un’ora in silenzio un intellettuale perché da piccolo amava tanto disegnare.

Erano lì per ascoltare parole non omologate, non censurate soprattutto.

E così, dal dossier rilegato in finta pelle blu, sono uscite lettere di querela euro milionarie, articoli di pubbliche confessioni di evasione fiscale da parte delle aziende di un certo imprenditore presidente del milan del consiglio autore di canzoni napoletane allenatore nei ritagli di tempo, atti di Cancellerie in puro burocratese circa la presunta mafiosità del succitato imprenditore.

Luttazzi, terminate le estrazioni dal dossier, ha chiesto domande al pubblico che affollava i sotterranei della Feltrinelli (“come i carbonari, uscite e diffondete il verbo”).

Un unico comune denominatore (neanche troppo interessante), il succitato imprenditore.

Nessuno che abbia il coraggio di dire che si, in effetti, è un periodo schifoso per l’Italia, che si, in effetti, la Rai è mediocre e Mediaset di più, che si, in effetti, non vogliamo la guerra contro Saddam (segue sventolio di bandiere della pace), ma che esiste altra vita.

Un tempo anche il sesso era un punto fermo della creatività di Luttazzi.

Adesso, senza vallette a disposizione, costretto a difendersi in tribunale per cose dette in un programma satirico (il cui nome, “Satyricon”, avrebbe dovuto essere esplicativo), deciso a girare l’Italia con spettacoli amari il cui unico protagonista è lui stesso.

La comicità sensuale sembra accantonata (resa spuria dal proliferare dei professionisti televisivi di volgarità e lancio di mutandine).

Daniele Luttazzi, più che di affermarsi come disegnatore, prima ancora di tornare in televisione, avrebbe bisogno di una donna vera.

Per archiviare l’inquietante dossier blu.

Comicon (5° Salone Internazionale del Fumetto e dell’Animazione) è in gran forma, un anno dopo.

Record di visitatori (7000 nella prima delle tre giornate, contro i 10000 totali della precedente edizione).

Record di internazionalità.

Artisti americani (il mitico papà dei paperi Disney Don Rosa, più cartoon delle sue creature, e Scott Morse, inventore dell’eroina Marvel Electra).

Commercianti francesi di fumetti, molto interessati agli aspetti culturali della vicenda (è meglio Pompei o Capri?, quanto dista Pompei in treno?, Capri è veramente romantica?).

Record di qualità.

Inaugurato un nuovissimo spazio “Prof”, area dove gli operatori del settore, tra un evento e l’altro, hanno potuto confrontarsi lontano dalla folla, nei bicchieri molto rhum e poca coca (in versione light, uno degli sponsor).

Proiettato, in anteprima nazionale, il film “Daredevil”, fumettone hollywoodiano che ha senso solo per la presenza di quel belloccio di Ben Affleck.

Allestite mostre storiche, con disegni databili dalla fine dell’Ottocento (in cui le persone di colore erano ancora sporchi negri) e prime strisce di personaggi celebri (sapevate che Olivia, fidanzata di Braccio di Ferro, era grassa?).

L’odore nauseante della guerra è stato tenuto lontano da qui.

Perché il fumetto lo ignora questo mondo mostruoso e puzzolente di bombe intelligenti.

Il vero mondo è fatto da eroine feline e bellissime, animali irresistibili, umanoidi di realtà apocalittiche (città rase al suolo, dopo una atomica o una sparatoria in un set di Cinecittà).

Perdersi nei meandri di Castel Sant’Elmo durante Comicon ha significato incontrare, nella sala multimediale, uno dei cinematografici Batman, e un sacco di disegnatori famosi che banalmente disegnano (Seth, canadese, autore di storie rigorosamente autobiografiche e rigorosamente dotato di impermeabile, a dispetto di temperature e situazioni).

Perdersi ha portato a strane scoperte.

La sala magna non era gremita, in atto le premiazioni di scrittura comica.

La presentatrice (di cui si ignorano, e forse è meglio, le generalità) indossava, sopra i pantaloni, un lenzuolo con una scritta (all’unanimità letto AZZO).

Parlava in napoletano molto verace (stranieri sbigottiti, italiani di più).

Concludeva lo spettacolino dicendo testualmente “a zitella è bella quant’è bella a sfogliatella”.

Claudio Curcio e Luca Boschi, menti di Comicon, possono star tranquilli. Il bambino cresce bene (a parte le frasi in codice).

Un altro anno per risolvere il mistero del lenzuolo e della sfogliatella.

Ringraziamentone

Quel poco che ho ri-scoperto di paperi, topi supereroi, canadesi  impermeabilizzati, americani che telefonano a Parigi dal cellulare di altri, lo devo ad un matematico, più noto come critico (appassionato divoratore) di fumetti. “Opere, quasi come i libri”.

 

   


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