INTERVISTE DALLA GALASSIA

"GUTEMBERG"

di Annarita Briganti

La nostra inviata speciale Annarita Briganti partecipa all'incontro  tra Alessandro Baricco, scrittore, e Gianni Riotta, condirettore de "La Stampa" 

Galassia Gutenberg 2002
Racconti di guerra e di cambiamento
Incontro con Alessandro Baricco e Gianni Riotta (intervistato) moderato da Alberto Abbruzzese

Primo impatto con Galassia.
Il caos.
Niente sembra al suo posto, eventi spostati di orario e (soprattutto) di luogo. Nessuno che sappia dirti come dove quando.
Poi la magia delle parole, dei grandi uomini di cultura.
E tutto torna al suo posto, il caos č cancellato.
E' una sera calda, calda come la giornata che ricorderemo sempre.
L'undici settembre qualcuno ha fatto crollare le torri. Bin Laden (se esiste) o chissāchi.
E a noi, cosa č successo nel profondo e nel quotidiano?
Per capire se siamo cambiati, o se non cambieremo mai, Alberto Abruzzese modera l'incontro scontro tra Gianni Riotta (condirettore di "La Stampa" e scrittore) e Alessandro Baricco (scrittore e collaboratore di "Repubblica").
Riotta e Baricco sono due uomini dal grande fascino.
Discutono riflettono osservano. E fanno riflettere, osservare, discutere.
Hanno visioni parallele della guerra, della guerra di oggi.
Riotta inizia invitando ad interrompere il (pericoloso?) parallelo tra distruzione reale e opera d'arte.
Baricco ha scritto (e detto all'infinito) che le immagini delle Torri che diventano polvere sono di una bellezza sconcertante.
Entrambi concordano sul mancato cambiamento della vita normale (anche se ci sarebbe da interrogarsi sul significato della "normalitā").
E allora, č davvero possibile abbattere simboli, assassinare persone, generare panico, senza conseguenze?
Ovviamente, no.
Riotta, da cronista vero, fa un'analisi lucida e razionale.
Il cambiamento non č solo nelle nostre coscienze (in alcune di esse, almeno).
E' la politica estera ad essere mutata.
Stati Uniti quasi strafottenti e strettamente alleati della Russia (come mai nella Storia).
E' mutato l'atteggiamento verso il terzo mondo.
Abbiamo capito che il nemico del Fondamentalismo Islamico non č (solo) l'Occidente ma la sua stessa parte tollerante.
Ci sarā pace solo quando i Paesi Arabi avranno Democrazia, senza superficiali atteggiamenti filo-occidentali.
Dopo l'11/9 dobbiamo eliminare le ipocrisie, noi e loro.
Baricco non č un cronista, nč sembra volerlo essere.
Provoca, ma conquista veramente (al di lā dei contenuti).
Rivendica per gli scrittori, per lui in particolare, il ruolo di chi scappa per ultimo dal luogo della tragedia.
Di chi ha il dovere di dire (presunte) veritā scomode.
Da sempre si pensa che la guerra č bella (ma ricordiamo il Generale di De Gregori, "la guerra č bella anche se fa male").
Molti hanno pensato alla bellezza cinematografica delle immagini americane (molti?).
Lui ritiene di essere stato coraggioso a scriverlo, a svelare pensieri non "puliti" ma necessari.
Due uomini, due veritā.
La veritā di chi ritiene scrittore colui che cerca di capire, in una visione della cultura "democratica" (Riotta).
La veritā di chi immagina l'esistenza di pensieri scomodi, salvifici, cattivi che vanno assolutamente raccontati (Baricco).
La mia veritā č meno letteraria, meno televisiva.
Pace.
ps Un ringraziamento particolare a Gianni Riotta.
Lo intervisto prima della bella serata che ho raccontato.
In piedi, tra la folla.
Non prendo appunti per guardarlo negli occhi.
Dimentico le mille domande che avrei voluto fargli.
Eppure parliamo.
Del suo compito, dare elementi per capire.
Della inevitabile segretezza di tutte le guerre (eccessiva, forse. c'č desiderio di conoscenza pių che di immaginazione).
Dell'energia di Napoli (senza stereotipi facili, energia non necessariamente positiva).
Mi dice "sono di Palermo, sono abituato alle cittā difficili". Anche io.