LA CULTURA DEI FOLLI, FOLLI PER LA CULTURA

Intervista (non riuscita) a Umberto Eco

 di Annarita Briganti

 

 
In un pomeriggio freddo e assolato e chiaro, inizia la mia prima avventura
da cronista.
La missione è una sola. Intervistare il Professor Umberto Eco.
Missione impossibile, o quasi.
La sala lettura della Biblioteca Nazionale è piena oltre ogni previsione.
Da una superficiale analisi visiva siamo circa mille, per 400 posti
disponibili.
Ho sempre saputo di essere una "ragazza fortunata". Arrivo pochi minuti
prima dell'inizio e riesco a sedermi.
L'Onorevole Diliberto è l'unico dei partecipanti illustri già presente.
Decido di intervistare anche lui, in attesa dell'incontro cui mi sto
preparando da giorni.
E' cortese, come solo i politici sanno esserlo. Parlo della cortesia
forzata e un po' falsa e eccessiva di chi teme la perdita di consensi.
Ha partecipato alla scrittura dell'"Almanacco del Bibliofilo", la cui
presentazione è stata il pretesto per portare a Napoli la Cultura.
E' "ossessionato" da Berlusconi, protagonista del suo racconto
dell'Almanacco come novello imperatore Giustiniano (banale ma efficace) e
di molti suoi pensieri.
Di Napoli dice testualmente "è la più bella città del mondo".
Lo guardo un pò perplessa (sono una donna che viaggia).
Si convince. Mi autorizza a scrivere che "è la più bella città d'Italia".
Ovviamente concordo. Tuttavia, ho il sospetto che lo dica in ogni luogo a
chiunque.
Questa la parte ufficiale della nostra conversazione.
Che è proseguita su temi più interessanti (e molto politici, per questo
niente dettagli).
La sensazione è che i cosiddetti rappresentanti del popolo siano lontani
dagli umori reali della società, indipendentemente dalla destra e dalla
sinistra.
E' una sensazione amara.
Intanto arriva Umberto Eco. Identico a come si immagina.
E arriva un silenzioso Senatore Andreotti, ancora più piccolo e gobbo e
misterioso delle vignette.
E Bassolino, sempre più abbronzato e imbronciato e isolato.
Il Professore è geniale.
Ci regala un'ora densa divertente a tratti difficile da comprendere (legge
ad una velocità eccessiva, mangiandosi parole punteggiatura respiri,
alterna l'italiano ad un incomprensibile francese).
"Varia et Curiosa, Storia dei Fous Littérarires", può voler dire tutto e
niente.
Eco ci racconta tutto, e ancor di più.
Descrive la sua personale biblioteca di opere di (presunti) folli.
Inventori di lingue universali, Messia, un Sociologo che propone di
utilizzare socialmente gli assassini, un Medico che descrive ipotetici
minuscoli animali contenuti nello sperma, uno Scienziato che afferma
l'impossibilità di bombordare le città a causa del moto ipotizzato dalle
teorie copernicane, uno Scrittore che rivisita i "Promessi Sposi"
eliminando le sillabe in eccesso, e molto altro.
La sua conclusione, che dovremmo ricordare tutti, è che l'Incongruità ha un
grande fascino.
Ben superiore allo "squallore della quotidiana saggezza".
Deduco che ho uno stile di vita che Eco condividerebbe.
Potrei terminare qui, il racconto di cronista dilettante.
Ma ho l'obbligo di rivelare l'esito della "missione".
A mia precisa e dolce richiesta di una breve intervista, Eco ha risposto
testualmente "mi telefoni all'albergo X domani dopo le 12".
Sono felice.
Dormo male, mi agito, telefono. E' partito esattamente prima delle 12!
Non era più corretto e rispettoso un "no" sincero?
Oppure i grandi scrittori italiani sono veramente disgustati da noi, umili
attori della cultura popolare (che è pur sempre Cultura)?
Comunque ritenterò, prima o poi (e continuo da ore ad osservare il suo
autografo).