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"CERTI BAMBINI" di Diego De Silva Einaudi Editore note di Annarita Briganti |
Sarebbe riduttivo descrivere il romanzo solo come la storia di un ragazzino killer, manovale della camorra (purtroppo consapevole).
E' questo, ma è anche il racconto di un legame di affetto tra una nonna vecchia e malata e suo nipote, ragazzino senza famiglia, prima che assassino.E' l'accenno di un amore impossibile, tra un bambino cresciuto troppo presto e una giovane donna che si trova, appena diciassettenne, incinta e sola (con un destino triste in agguato).
E' la vita del gruppo, che diventa "branco" nello squallore delle periferie degradate e nel vuoto familiare.
E' un'accusa, mai retorica, a tutti noi,
ricchi, grassi, felici e assenti,
noi che non degniamo di uno sguardo certi bambini, spacciatori teppisti contabbandieri, quindi, esseri di merda.Noi che ci vantiamo della Napoli per turisti, tutta pizza mozzarella, piazza plebiscito e notti capresi.
senza accorgerci che dietro l'angolo c'è la camorra, che corrompe e distrugge le vite di chi, nel bene e nel male, rappresenta il futuro.
E' un libro bello, veramente.Scoperto per caso nell'incontro con l'autore, in un pomeriggio di novembre apparentemente uguale agli altri pomeriggi.
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