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LA
CONVERSAZIONE
racconto
di Giorgio Attani
Ditemi,
l’amore è compreso nell’amicizia
o
l’amicizia nell’amore?
Gottlieb
Ephraim Lessing
“E
così non vi siete più visti?”
Lo sguardo di Pietro non era di meraviglia. Era come se avesse avuto
conferma di qualcosa che gli era stato facile prevedere, o
inevitabile constatare.
Sergio
non rispose, non lo ritenne necessario. Fece solo un’alzata di
spalle, per lasciar intendere la sua rassegnazione. Il treno entrò
in una lunga galleria e questo gli diede modo di osservare Pietro in
silenzio: ora scuoteva la testa, con l’espressione di chi
non si spiega un’ingiustizia - un’ingiustizia non
grave, però, perché non era né indignato né avvilito, ma
semplicemente contrariato per ciò che capitava al suo vecchio
amico.
Il
ragazzo che prima leggeva il “Mattino” si era addormentato e il
giornale, tutto spiegazzato, era rimasto aperto alla pagina degli
spettacoli, con una enorme fotografia di Charles Aznavour, piccolo,
spelacchiato. A Sergio tornò in mente il motivo di “
E io tra di voi”, ma
non riusciva a ricostruire le parole. Si ricordò della sua prima
chitarra e della collera del padre quando lo sorprendeva a suonare
canzonette,
“Ecco,
io lo mando al Conservatorio e lui perde il tempo con questa
musicaccia!” gridava
ogni volta.
La
galleria era stata superata e Pietro, inesorabile, ora avrebbe
ripreso il discorso interrotto.
“Ma
è un interrogatorio”
si
disse “Quando
la smetterà?”.
“D’altronde
-
sospirò
infatti Pietro, con amarezza
- era
un destino segnato. Come avevi sperato che ti amasse? ”. L’altro
lo interrogò semplicemente aggrottando le sopracciglia.“Sì,
come pensavi di essere ricambiato, se ti aveva detto chiaro e tondo
di non avere per te che un sentimento di amicizia?”.
“L’amicizia
, la solita solfa. Da quando ho cominciato a parlare con una
donna”.
“Non
credo che ti sia andata poi così male, con le donne. Ti sei sposato
due volte, perciò almeno due donne ti avranno amato veramente”.
“Non
è questo il punto. Stiamo parlando di Ludovica, è da lei che avrei
voluto essere amato”.
“Ma
lei ti aveva detto che non era disposta ad esserti altro che
amica”.
Sui
finestrini batteva una pioggia fitta e regolare e il ticchettio
stava diventando irritante.
“E
io tra di voi / se non parlo mai / osservo la vostra
intesa” si ricordò
improvvisamente. Altrettanto improvvisamente, avvertì il bisogno
assurdo di spiegare subito le cose.
“Non
mai preteso che Ludovica provasse per me ciò che io sentivo per
lei. Per quanto sembri incredibile, avevamo sancito che il nostro
fosse un rapporto zoppo: da un lato il mio amore, dall’altro il
suo affetto.
Un
giorno le avevo se accettava, se se la sentiva di definirmi il suo
migliore amico, che per me era nulla ma, pure, era il massimo
conseguibile. Io avevo allora la strana persuasione che, essendo
entrambi musicisti , fossimo - chissà perché -
due persone in grado di percorrere i sentieri dell’anima senza
disorientarsi, due in grado di riconoscere i sentimenti, i propri e
quelli degli altri, come è dato agli artisti, ai poeti, a chi
scrive.
Così,
mi ero illuso di mantenere in vita un rapporto anomalo ma felice Ero
sicuro, oltretutto, di essere io il candidato alla sofferenza
più grande, ed ero quasi pago di calarmi in quel ruolo.
Poi…”.
Si
fermò. Si domandò se fosse proprio il caso di mettere a nudo il
proprio sentire più riposto. Pietro era il suo più vecchio amico,
eppure non gli si rivelava facile continuare. Il ragazzo con il
“Mattino” si era svegliato, e questo era un motivo di ulteriore
imbarazzo. Dopo qualche secondo, però, venne una giovane suora a
chiamarlo, “
Don Ernesto - disse - desidera che tu stia
di là, con il resto della classe"
e lui tirò giù un
borsone nero mezzo vuoto e uscì senza un cenno di saluto. Pietro si
era tolto gli occhiali e si massaggiava gli occhi emettendo mugolii
di sollievo, in mezzo ai quali
lo sentì chiedergli: “E
poi?”.
Il
treno rallentò e si arrestò, apparentemente senza motivo. Da una
radiolina dello scompartimento accanto arrivavano gracchianti le
note di “Bandiera Rossa”. Aznavour e il comunismo, pensò,
quante quote di passato, tutte in una volta. Si ricordò di
un’altra canzone del piccolo francese, una contro la guerra : “Ne
contez pas sur moi / si vous recommencez…” . Troppi ricordi
in più, rispetto alla sua Ludovica,
forse il mondo che era scomparso
con Aznavour e Bandiera Rossa, si era portato via anche la
credibilità della teoria che ancora esitava ad esporre a Pietro.
Quando
il treno si rimise in moto, decise che quello era il segnale che
aspettava.
“Ma
mi senti?”
chiese, vedendo che Pietro aveva le mani sugli occhi e non mugolava
più. Pareva che dormisse.
“Certo
che ti sento. E sento pure quella povera canzone”.
“Perché
povera?”.
“Perché
l’hanno dimenticata. Quasi tutti”.
“L’abbiamo
dimenticata. Rammento la prima volta che l’ho sentita, giù in
strada, sotto i miei balconi. Ma allora ero un ragazzino,
monarchico, per giunta”.
“Tu
sei stato anche
monarchico?”.
Riaffiorava in Pietro l’antico disprezzo del marxista duro e puro
verso chi rosso non c’era nato .
(“Sono
troppo vecchio per lei -
si torturò d’un tratto
- Troppe cose
non condivise”.
Poi si ribellò: “ Ma
sarò scemo? Che diavolo significa, questo? Anche due generazioni
vicinissime, contigue, sono separate da centinaia di concetti, di
riflessioni, di esperienze, eppure persino una Giulietta di qua è
stata talora accanto ad un Romeo di là, attenzione a non cadere in
una trappola che mi accorga di
essermi preparata da me stesso, lui non cerca altro”).
“Ma
vuoi parlare o no?” si
spazientì Pietro, quasi gli avesse letto i pensieri che lo
frenavano e, soprattutto, qualcosa gli avesse annunziato che
stava per ordinare in un teorema
quell’
amore che si era costruito.
“Poi
- il
discorso doveva riavviarsi giusto da punto in cui si era interrotto,
e lui ricordava precisamente qual era
- piano
piano mi resi conto che, se a Ludovica avessi chiesto di più, non
l’avrei perduta,
perché ciò che potevo
chiederle non era ciò che lei
poteva temere da me.
Ludovica
non immaginava neanche il più lontanamente possibile che il di
più che
sognavo di lei fosse così poco sconvolgente”.
“Non
ti capisco”
osservò Pietro. Si
era rimesso gli occhiali e lo guardava senza mai battere le ciglia,
un’abilità che gli aveva a lungo invidiata, finché aveva
compreso che non era frutto di un esercizio fisico o mentale, ma una
caratteristica congenita, che non aveva mai il fine di imbarazzare o
soggiogare l’interlocutore.
“Non
puoi capire. Ascoltami: che cosa avete pensato, tu e gli
altri?.…”.
“Guarda
che nessuno sapeva di te e Ludovica, nessuno del nostro gruppo. Di
questo non devi dubitare. Io non ne ho fatto parola neanche con mia
moglie”.
“D’accordo,
d’accordo (sua moglie, pensò, l’aveva scampata bella,
altrimenti l’avrebbe saputo mezza Napoli e all’altra metà ci
avrebbe pensato la sorella). Diciamo allora: tu, tu che cosa hai
pensato che io potessi, che io dovessi chiedere a Ludovica per
attenuare il dislivello tra il mio amore e il suo affetto?”.
“Quello
che si chiede in questi casi. Ogni intesa normale - e tu
sai quanto poco io faccia uso di questa categoria, ma sai anche che
cosa io qui voglia dire - trova il suo sbocco naturale
nel rapporto fisico, per solenni che siano stati i giuramenti in
contrario, e solida la certezza posseduta di tenere lontano il
sesso: si tratta solo di temporeggiamenti”.
“Sì
- ammise Sergio - in genere è così”.
Quel
treno maledetto di nuovo rallentò, arrestandosi in aperta campagna.
Adesso era buio, fuori, la radiolina non gracchiava più e una
voce stonata e sguaiata cantava “ ‘O sudato ‘nnammurato”.
Odiò quel silenzio di Pietro e odiò il cantante improvvisato, non
facevano altro che confonderlo e angosciarlo. Sentì che il battito
del cuore era accelerato e meccanicamente si tastò il polso. Pietro
se ne accorse e chiese: “Tutto
bene?”.
Ogni tanto l’amico
d’infanzia ridiventava il neuropsichiatra, e non sempre ciò era
rassicurante: come ora.
“Io
non l’ho mai desiderata come ho desiderato le altre donne”.
“Continua”
l’incoraggiò
Pietro e stranamente batté un paio di volte le ciglia.
“Non
lo so. Appena l’ho vista, ho amato il viso di Ludovica, gli occhi
di Ludovica, il sorriso di Ludovica. Che dirti? L’ho amata (gli
mancò il fiato, dovette tirare un respiro profondo) come si ama a
quindici anni, ho provato una tenerezza infinita che non chiedeva
altro che d’essere ricambiata”.
Si
sentì di colpo ridicolo, prigioniero delle parole che aveva
pronunziato e che ormai niente avrebbe più potuto cancellare. Lo
sguardo di Pietro adesso era professionale, come se si fosse trovato
davanti un caso clinico. S’immaginava le considerazioni che
lo avrebbero crocifisso per sempre: “
Ecco che riaffiora il Sergio sempre così timido con le
ragazze, quello che non veniva mai con noi sulle case dei
vicoli di Via Toledo ai tempi dell’università, che si è
sposato tardi e ha fatto una catastrofe, e fortuna che la seconda
volta gli è andata bene. Adesso s’inventa un amore platonico.Alla
sua età. Magari sarà in buona fede: non riesce più a stare con
una donna e si rimette a ragionare come un liceale”.
Le
ruote si mossero lentamente ma poi il treno si lanciò in una corsa
disperata nel tentativo di annullare i ritardi accumulati. Pioveva
di nuovo e le stazioncine tristi e deserte che superavano erano
quelle alle porte di Napoli. Il compagno senza volto gli fece ancora
risentire “Bandiera Rossa” (doveva trattarsi di uno stereo,
dunque) e il ragazzo col “Mattino” era in piedi nel corridoio,
accanto ad un sacerdote anziano e simpatico, con un basco simile
quelli che portavano i preti operai
(“ancora
il passato”).
“Perciò
- ricominciò
- che cosa le chiesi? Le chiesi che qualche volta mi lasciasse
tenere la sua mano nella mie e farle una carezza sul viso; quando
avevo un po’ più di coraggio, sognavo di sfiorarle le labbra con
un bacio, lieve come quelli che imprimevo sulla fotografia di
lei che portavo sempre con me, ma questo non gliel’ho mai detto né
chiesto”.
“Addirittura?!
- esclamò
Pietro, con un impeto tale che il prete si girò dalla loro parte
- Scusa,
ma tu, mentre eri con lei, hai mai avuto desideri, come dire?, più
corposi? E dài, Sergio, non costringermi ad essere esplicito: le
mani possono desiderare di posarsi su tante belle parti di un corpo
femminile! E i tuoi sogni ad occhi aperti, poi! Chi ne fa di così
casti, alla nostra età?”. Piegò
la bocca in una smorfia, però era di disapprovazione non per
Sergio ma per se stesso, per essersi lasciato
vincere dalla collera . “
In ogni caso -
continuò -
perché
non ti è rimasta accanto, nonostante tutta questa tua innocuità?
Perché te le ha negate, queste piccole cose? Tu non eri un rischio,
per lei. E invece non ha funzionato, non poteva funzionare. Avevi
costruito un rapporto tra due esseri improbabili, surreali.
Sentì
che gli sfuggiva un sorriso impercettibile. Non era deluso, ma
sollevato.
Aveva
fatto bene a tacere, in tutti quei mesi. Se Pietro non aveva
compreso, nessuno avrebbe compreso. Era stato molto meglio che
credesse ciò che lui desiderava lasciargli credere.
Squillò
il suo telefonino . “Stiamo
arrivando adesso -
rispose
- Ci
sentiamo tra un’ oretta… sì, ti chiamo da casa, ciao”
“Chi
era?
- chiese
Pietro, accendendo la prima sigaretta dopo due ore e mezza.
“Silvana,
la piccolina, era da amici. Mi sta diventando apprensiva come la
madre.”
*
* *
“Come
farà ad essere a casa tra un’ora, col traffico del sabato
sera…”. Ludovica
staccò il telefonino e accese il televisore.
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