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Il Castello Lancellotti di Lauro a
cura di Fiorella franchini
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L’entroterra
campano è ricco di beni artistici poco conosciuti ma di gran valore storico e
culturale. Urne prestigiose che accolgono le ceneri del passato “…e bella e
santa fanno al peregrin la terra che le ricetta…”.
A
Lauro, cittadina dell’”Ager Nolanus” e provincia di Terra di Lavoro, si
erge il Castello Lancellotti, fondato, pare, nel X secolo da duchi longobardi,
distrutto e riedificato dai Normanni, saccheggiato dalle truppe francesi e
incendiato nel 1799 durante la repubblica partenopea. Fu abitato da diverse
nobili casate, dai el Balzo di Avellino agli Orsini Conti di Nola, dai
Sanseverino ai Marchesi Pignatelli, fino ai Principi Lancellotti che ne sono gli
attuali proprietari.
Probabilmente
fu edificato su una preesistente costruzione romana come dimostrerebbero i
reperti, capitelli, frammenti marmorei, tronchi di colonne, riaffiorati durante
la ricostruzione del 1871, ma non si conosce la funzione specifica di tale
edificio. Incerta anche la data di fondazione. Ricorda Pasquale Moschiano nel
saggio dedicato al Castello (Tipolitografia “Lauretana” – luglio 2001):
…dopo le voci “Laurinenses” e “ Laurinium” ricorrenti in età romana,
bisogna attendere l’anno 976 dell’età volgare per leggere, in un documento
degli Annali del Di Meo, il nuovo toponimo di “Castel Lauri”…- il quale,
tuttavia, stava ad indicare quasi sicuramente soltanto il casale, il paese di
Lauro.
In
una “confirmatio” del 1183 si fa cenno ad un documento redatto proprio nel
castello ed alcuni elementi architettonici di stile arabo-normanno, contenuti
nella vecchia cinta muraria orientale, fanno supporre l’esistenza di una rocca
già verso il XII secolo. Indizi di un passato antico che vogliono il maniero
testimone della storia della valle, dei suoi borghi, abitati dalle popolazioni
italiche già in tempi antichissimi.
Oggi
il castello è uno scrigno prezioso.
La
grande Sala d’Armi, lunga 21 metri e illuminata da sei finestre, in passato
destinata alle solenni cerimonie di corte e alle feste, ospita convegni e
manifestazioni. Alle pareti sono esposte armi medievali: elmi, lance, alabarde,
corazze. Una rastrelliera contiene antichi fucili che le Guardie del castello
avrebbero sequestrato ai banditi che infestavano il feudo. Stemmi, figure
allegoriche, illustrazioni raccontano in sintesi la storia del feudo di Lauro e
delle dinastie cui è appartenuto. Presso l’ingresso della sala è dipinto un
grande affresco raffigurante l’incendio del 1799. Le altre sale e salette sono
riccamente decorate e, tra queste, una contiene il bigliardo, un’altra una
raccolta di quadretti dipinti ad acquarello che ritraggono il castello,
un’altra sala è destinata ad archivio storico e conserva i documenti,
riguardanti il feudo, salvati dall’incendio.
La
Biblioteca conta oltre mille opere con un totale di circa cinquemila volumi
compresi tra il 1500 e il 1800: cinquecentine, opere di autori latini e
italiani. Un settore è dedicato alla storia del papato, alla questione romana,
al rapporto stato-chiesa.
La
Farmacia settecentesca contiene oltre a bilance, mortai e pestelli, un gran
numero di “albarelli”, vasi di ceramica di forma cilindrica dipinti in
azzurro, usati come contenitori di unguenti, pomate, medicine, e allineati sui
ripiani di armadi in stile barocco.
La
cappella, affiancata dal campanile, è uno degli ambienti più belli del
castello e ricalca motivi di antiche basiliche romaniche. Su tutte le parti vi sono affreschi che illustrano episodi
della vita di santi frati della terra di Lauro, San Sebastiano, San Rocco e i
Patroni. La cappella ha rosone e vetri policromi e sul fondo dell’abside si
aprono sette vetrate istoriate. La sacrestia decorata d’insegne nobiliari
conserva due grandi affreschi recuperati dall’antica cappella demolita: una
Madonna con Bambino e Quattro Santi.
Molto
grazioso il piccolo chiostro cui si aggiungono due ampi cortili ricchi di
fascino per gli angoli suggestivi e le particolari architetture. Per gentile
concessione dei proprietari e con la collaborazione di associazioni locali e
delle amministrazioni comunali, il castello è ormai aperto al pubblico per
mostre, convegni, rievocazioni storiche e manifestazioni culturali.
“Storia
dell’anima umana che è storia del mondo” come sosteneva Benedetto Croce,
per dar corpo ai sogni e alle nuove speranze. Come un libro di memorie esso
narra le vicende delle generazioni passate, di nobili e servi, signori e
contadini, educando al culto della storia e al rispetto delle tradizioni della
propria terra. Un valore umano e civile che contraddistingue tutto il patrimonio
culturale italiano.
Itale
glorie piccole e grandi che “A egregie cose il forte animo accendono” e
vanno preservate dall’invasione dei miti contemporanei, globalizzazione,
consumismo, che invadono le nostre coscienze e possono portarci via, ” tranne
la memoria, tutto”.
Fiorella Franchini