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"Mergellina e il suo poeta"

di Irene Quaresima
A Mergellina
la piazza in fondo a Viale Elena porta
il suo nome, da lì si apre un'ampia veduta, sul mare si accende un
bagliore notturno che traccia onde d'argento. Il brulicare lento di
luci lontane danno a quel luogo d'incanto una veste di seta
pregiata, una perla scende leggera a dare eleganza, a donare nuove
parole a luoghi di arcana poesia.
Iacopo Sannazzaro fu uno degli
esponenti dell'Umanesimo Napoletano: poeta e umanista, la critica
letteraria, fino a metà del secolo scorso, non lo ha apprezzato,
giudicando la sua opera semplice, frivola, forse non degna
dell'aulico poesia.
La sua "Arcadia" ebbe una
grandissima fortuna editoriale nel Cinquecento, tuttavia con il
Romanticismo l'immagine del Sannazzaro venne sbiadita dalle
osservazioni del Manzoni, che giudicò l'opera come una sciocchezza,
e da A. Momigliano che "la distruggeva con una critica acre e cieca
a qualunque possibile valore".
Intorno al 1960 gli studi di Claudio
Varese restituirono al poeta la possibilità di essere nuovamente
abilitato tra gli intellettuali del Quattrocento italiano "il
Sannazzaro, così lo definì Varese, generoso partecipe delle vicende
e delle sventure della casa d'Aragona, malinconico e gentile poeta,
costruisce nella prosa della sua Arcadia un tempio di
impeccabili eleganze letterarie per la sua consolazione e, da questa
costruisce, sa trarre momenti di poesia".
L'Umanesimo napoletano ha avuto, fin
dalle sue ragioni d'essere, una profonda attitudine all'eleganza,
alla grazia dei modi, configurandosi come un movimento raffinato ed
erudito, che riuscì a derivare la sua forza coesiva dall'ambiente di
corte.
A partire dal 1441, infatti, la corte
degli Aragona divenne un vivace centro di cultura umanistica, sia in
lingua latina, sia in lingua volgare, e molti degli intellettuali
che vi fecero parte dimostrarono la loro fedeltà ai Principi nei
momenti di eclissi della dinastia. Sannazzaro seguì Federico
d'Aragona in Francia, quando, perso il regno, questi vi andò in
esilio.
Tornato a Napoli si stabilì in modo
definitivo presso la sua meravigliosa villa a Mergellina, a quello
stesso anno, 1504, risale la pubblicazione dell'Arcadia, un idillio
pastorale che si sviluppa in dodici prose: il nobile poeta
Sincero, in cui molti hanno identificato lo stesso Sannazzaro, si
reca nella regione dell'Arcadia, in Grecia, affinché possa ritrovare
la sua pace interiore, essendo profondamente tormentato da un
coinvolgimento emotivo. Nella regione egli è spettatore dei canti,
dei giochi, delle gare poetiche, degli amori, ma non riesce ad
interiorizzare l'armonia del luogo, vi è sempre, dentro di lui,
l'immagine della donna che ama. Turbato da un evento onirico, torna
a Napoli per un percorso sotterraneo, guidato da una ninfa e
apprende la notizia della scomparsa della fanciulla. L'idillio si
conclude, quindi, con l'abbandono della zampogna, simbolo della
poesia bucolica, della quiete che offre la natura, di una pura
bellezza che penetra l'anima.
La morte priva il poeta di quel
tormento dell'anima che, sebbene renda inquieti, rappresenta ciò che
dà essenza alla poesia, ciò che motiva i versi, che li fa nascere;
una morte simbolica, quella della fanciulla, che toglie al poeta la
bellezza del comporre, ispirato da profonde emozioni, e la bellezza
di amare, quindi di vivere.
L'opera a cui il Sannazzaro volle
affidare la sua fama è, tuttavia, il De partu Virginis, del
1526, a lungo rielaborata nella quiete di Mergellina. Sollecitato da
Papa Leone X l'arcadia sacra venne utilizzata come mezzo attraverso
il quale combattere l'eresia e i movimenti luterani: il poema
è,infatti, il risultato di un sincretismo tra la mitologia pagana e
la storia della Natività, un tentativo di conciliazione tra
l'eredità classica e il messaggio cristiano.
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